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Siti infetti attaccano iPhone e Android: cosa si sa

La società di sicurezza Sekoia ha scoperto a metà ottobre 2026 una campagna, che nel suo rapporto ha chiamato «Poisoned Source», in cui siti web compromessi o clonati infettano iPhone e telefoni Android senza che il visitatore faccia nulla. Usa solo falle già corrette: secondo Sekoia, chi ha il sistema aggiornato è al sicuro. Dietro ci sarebbe il gruppo russo APT29, con confidenza «moderata-alta»: è una valutazione, non una certezza.

Fabrizio Picco
aggiornata il 5 novembre 2026 · si legge in 3 minuti

Hai letto che alcuni siti possono infettare un telefono solo perché li apri. Qui trovi cosa ha scoperto Sekoia, quali telefoni sono nel mirino, cosa è certo e cosa no. La notizia è del 4 novembre 2026 e può cambiare.

Cosa è successo

Sekoia ha individuato la campagna a metà ottobre 2026 e ha pubblicato il rapporto il 4 novembre. Gli attaccanti usano tre strade: siti legittimi compromessi con codice nascosto; due siti sosia, che mostrano le pagine vere di un'iniziativa americana (America250) e di un hotel di lusso di Londra aggiungendo il codice malevolo; e Plerdy, un servizio ucraino di statistiche web, il cui codice è stato manomesso dal 27 agosto al 3 settembre 2026.

Il codice nascosto riconosce che telefono e browser usi e ti manda l'attacco adatto, senza interazione: basta aprire la pagina. Rubano cookie (i dati che tengono aperti i tuoi accessi) e, in certi casi, password WiFi o i dati dell'intero telefono.

Fra i siti compromessi direttamente ci sono quelli di un produttore di gas ucraino, di un sito militare bulgaro, di un'associazione americana dell'industria chimica e di un movimento politico ceco di estrema destra. Sekoia stima che l'infezione di Plerdy abbia esposto per una settimana centinaia, forse migliaia, di siti legittimi e i loro visitatori — il rapporto usa «centinaia» in un punto e «migliaia» in altri due, senza sciogliere il contrasto; fra i siti che usano Plerdy ci sono anche siti dell'esercito e di forniture militari ucraine.

Illustrazione concettuale (non uno screenshot reale): da sinistra a destra, un sito web, due smartphone generici (rappresentano iPhone e Android), una lente con un occhio che rappresenta il riconoscimento del telefono, e un lucchetto aperto che rappresenta l'attacco riuscito
Illustrazione concettuale (non uno screenshot reale): da sinistra a destra, un sito web, due smartphone generici (rappresentano iPhone e Android), una lente con un occhio che rappresenta il riconoscimento del telefono, e un lucchetto aperto che rappresenta l'attacco riuscito

Quali telefoni sono nel mirino

Sono exploit «n-day» (codice che sfrutta una falla già nota). Sekoia scrive che ogni falla era stata corretta dal produttore prima dell'inizio della campagna, che non ci sono «zero-day» (falle ancora sconosciute al produttore) e che gli attacchi non funzionano su dispositivi completamente aggiornati.

Le versioni prese di mira sono: iPhone con iOS 16.7 (furto dei cookie — Sekoia scrive che questa parte della catena funzionerebbe anche da iOS 16.0 a 17.4, ma il server degli attaccanti oggi manda l'attacco solo a chi ha la 16.7 o la 16.7.10), iPhone con iOS 18.5 (messaggi, password salvate, posizione, foto e altro, senza un intervallo di versioni dichiarato) e Android con Chrome dalla versione 139 alla 145, esclusa la 143 (cookie, password salvate, cronologia e password WiFi).

Nessuno dei programmi malevoli resta installato sul telefono dopo aver mandato fuori i dati. Sul Samsung Galaxy S25 Ultra (modello SM-S938B) l'attacco Android si ferma da solo: il rapporto non spiega perché.

Chi c'è dietro: cosa è certo

Sekoia valuta con confidenza moderata-alta che dietro ci sia APT29, noto anche come Midnight Blizzard o Cozy Bear, un gruppo che si ritiene legato ai servizi segreti esteri russi (SVR). È una valutazione dei ricercatori, non una prova.

Gli indizi: tracce di una precedente operazione attribuita allo stesso gruppo su uno dei siti; somiglianze con una campagna del 2024 su siti del governo mongolo (documentata da Google), con vittime in Europa e negli Stati Uniti e un'attenzione particolare all'Ucraina; e infrastruttura distribuita su più fornitori di hosting, uno schema già visto con questo gruppo.

Sekoia dice anche che non è chiaro se gli attaccanti volessero colpire i visitatori di siti precisi o il maggior numero possibile di telefoni non aggiornati.

Cosa puoi fare

Sekoia scrive che «un utente con un sistema operativo aggiornato è al sicuro da questi attacchi». Quindi la difesa è tenere aggiornato il telefono.

Su iPhone, controlla in Impostazioni, Generali, Aggiornamento software. Su Android aggiorna sia il sistema sia Chrome: la catena di attacco usa due falle diverse, una nel driver grafico del telefono e una proprio nel motore di Chrome, e correggerne solo una non basta (vedi la guida sull'aggiornamento delle app).

Il rapporto non elenca le versioni minime con le correzioni. Per il furto dei cookie su iPhone, Sekoia scrive che la catena funzionerebbe anche da iOS 16.0 a 17.4, quindi non è detto che basti non avere la 16.7 per essere al sicuro. Per il furto più ampio di dati (iOS 18.5) non è indicato un intervallo di versioni.

Cosa non si sa ancora

Non è dichiarato quanti dispositivi siano stati infettati.

Nessuna fonte letta parla di siti o vittime italiane.

Non si sa perché la catena Android escluda Chrome 143 e il Galaxy S25 Ultra. Sekoia sta lavorando con i CERT (le squadre nazionali che rispondono agli incidenti informatici) dei paesi coinvolti, compreso quello ucraino, per trovare le vittime: la storia può ancora evolvere.

Domande frequenti

Basta aprire un sito per essere infettati?

Secondo Sekoia sì, ma solo se il telefono non è aggiornato: gli attacchi usano falle già corrette e non funzionano su sistemi aggiornati.

È sicuro che dietro ci sia la Russia?

No. Sekoia lo valuta con confidenza moderata-alta, ma resta una valutazione e non una prova.

Cambia qualcosa per chi vive in Italia?

Nelle fonti lette non ci sono siti o vittime italiane. Per tutti vale la stessa difesa: tenere il telefono aggiornato.

Da dove vengono questi dati

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

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