Guadagnare online

Quanto si guadagna con YouTube: il conto vero

Il conto che gira ovunque è sbagliato in tre punti: il CPM non si applica a tutte le visualizzazioni ma solo a quelle che hanno visto una pubblicità, YouTube trattiene il 45% sui video lunghi (e sugli Short le parti si invertono), e un canale italiano incassa molto meno di uno americano a parità di visite. Qui c'è il conto giusto, e perché i canali italiani campano d'altro.

Fabrizio Picco
scritta il 20 settembre 2026 · si legge in 10 minuti

«Un milione di visualizzazioni, quindi cinquemila euro.» È il conto che si legge ovunque, e sbaglia di parecchio — quasi sempre per eccesso, e in Italia molto più che altrove. Vediamo da dove arrivano i soldi davvero, e quanto arriva.

Prima di tutto: da quando si guadagna

Per incassare dalla pubblicità bisogna entrare nel Programma Partner di YouTube, e per entrarci servono delle soglie. Fino a lì, zero — anche con un video che fa un milione di visite.

Per entrare nel programmaSoglia
Iscritti1.000
Ore di visualizzazione4.000 negli ultimi 12 mesi
Oppure, con gli Short10 milioni di visualizzazioni in 90 giorni
Età18 anni, o un tutore che riceve i pagamenti
Paesedev'essere fra quelli in cui il programma è attivo
Regolenessun avvertimento attivo sul canale
Dal 1º febbraio 2027per i canali NUOVI le soglie raddoppiano
  1. Le due strade sono alternative: o mille iscritti più quattromila ore di visione, oppure mille iscritti più dieci milioni di visualizzazioni di Short in novanta giorni. Basta soddisfarne una.
  2. Le quattromila ore sono il vero ostacolo, non i mille iscritti. Vogliono dire 240.000 minuti di gente che guarda: con video da cinque minuti guardati a metà, servono quasi centomila visualizzazioni.
  3. Le ore contano solo quelle degli ultimi dodici mesi, quindi scorrono: un canale fermo perde terreno anche senza fare niente.
  4. Esiste un livello d'ingresso più basso: cinquecento iscritti, tre video pubblici caricati negli ultimi 90 giorni — è il requisito che blocca i canali fermi, ed è quello che nessuno cita — e tremila ore nell'ultimo anno oppure tre milioni di visualizzazioni Short in novanta giorni. Non dà la pubblicità: dà solo le funzioni di sostegno dirette dal pubblico, come gli abbonamenti al canale.
  5. Attenzione, cambia presto. Dal 1º febbraio 2027 per i canali nuovi le soglie raddoppiano: 8.000 ore negli ultimi 365 giorni, oppure 20 milioni di visualizzazioni Short in novanta giorni. Chi è già dentro al programma non viene toccato. Se stai partendo adesso, entrare prima di quella data cambia parecchio le cose.

Il conto vero, passo per passo

Qui sta la parte che tutti saltano. Facciamo un esempio concreto con un canale italiano di tecnologia e un milione di visualizzazioni.

Le due sigle da non confondere, ed è l'origine di metà degli equivoci. Il CPM è quanto paga l'inserzionista per mille pubblicità mostrate: è un numero alto e non è tuo. L'RPM è quanto resta a te ogni mille visualizzazioni totali, pubblicità già divisa e visualizzazioni non monetizzabili già escluse. Quando qualcuno ti dice «il mio CPM è 12 euro» non ti sta dicendo quanto guadagna: per quello serve l'RPM, che è tipicamente una frazione.
  1. 1. Non tutte le visualizzazioni fanno soldi allo stesso modo. La pubblicità paga solo sulle riproduzioni monetizzate, cioè quelle in cui è stata davvero mostrata una pubblicità: chi usa un blocco pubblicità e i video segnalati come poco adatti agli inserzionisti non contano.
  2. Attenzione a un'eccezione che quasi tutti sbagliano: chi guarda con YouTube Premium non vede pubblicità, quindi non è una riproduzione monetizzata — ma ti paga lo stesso, da un'altra parte: una fetta del suo abbonamento arriva a te. È uno dei motivi per cui il guadagno non si ricostruisce moltiplicando il CPM.
  3. Quanto pesa la parte che non vede pubblicità, YouTube non lo dichiara, e cambia moltissimo da canale a canale. Fra i creatori gira una stima del 50-70% di riproduzioni monetizzate, ma è una regola pratica e non un dato ufficiale: l'unico numero vero è quello nel pannello del tuo canale, alla voce «riproduzioni monetizzate».
  4. 2. Il CPM è il prezzo per mille visualizzazioni monetizzabili, non per mille visualizzazioni. È il punto in cui quasi tutti i conti sbagliano, e sbagliano di un terzo abbondante.
  5. 3. YouTube trattiene il 45% — ma solo sui video lunghi. Lì al creatore va il 55% di quello che la piattaforma incassa dagli inserzionisti. Sulle altre voci le proporzioni cambiano, e non poco: sugli Short al creatore va il 45% della quota che gli viene assegnata dal fondo, mentre su abbonamenti al canale, Super Chat e Super Grazie arriva al 70% — la ripartizione migliore di tutte. Il numero che vedi nel pannello, l'RPM, è già al netto di tutto, ed è per questo che è molto più basso del CPM.
  6. 4. Poi ci sono le tasse. Quello che arriva è un reddito da dichiarare, e in Italia per un'attività continuativa serve la partita IVA. Sul netto in tasca incide parecchio, e va messo nel conto prima di fare progetti.
  7. Il conto dell'esempio: un milione di visualizzazioni, di cui 600 mila monetizzabili, con un RPM italiano tipico per la tecnologia. Si arriva a un ordine di grandezza di qualche migliaio di euro lordi — non i cinquemila del conto facile, e su una cifra da cui vanno ancora tolte le tasse.

Perché in Italia si guadagna meno

È la parte che manca in tutte le guide tradotte dall'inglese, e cambia il risultato più di qualunque altra cosa.

  1. La pubblicità la pagano gli inserzionisti del paese di chi guarda, non di chi pubblica. Un video in italiano lo guardano gli italiani, e il mercato pubblicitario italiano è molto più piccolo di quello americano, britannico o tedesco.
  2. Conseguenza pratica: a parità di visualizzazioni, un canale italiano incassa una frazione di quello che incassa un canale in inglese. Chi fa i conti guardando i video americani su «quanto guadagno con YouTube» sta guardando un altro mercato.
  3. L'argomento conta quanto la lingua. Finanza, assicurazioni, programmi per aziende e tecnologia hanno inserzionisti che pagano molto; intrattenimento, musica e giochi molto meno. Due canali con gli stessi numeri possono incassare il triplo l'uno dell'altro.
  4. Gli Short pagano molto meno dei video lunghi, per due motivi sommati: la pubblicità non sta dentro il video ma viene raccolta in un fondo e divisa fra tutti i creatori in base alle visualizzazioni, e la ripartizione è rovesciata — al creatore va il 45% invece del 55%. Fanno numeri enormi e portano pochi soldi diretti: servono a farsi trovare, non a incassare.
  5. La stagione conta: a dicembre gli inserzionisti spendono e i guadagni salgono; a gennaio crollano. Un mese buono non è una media.

Da dove arrivano i soldi veri

Questa è la conclusione onesta, e vale per la stragrande maggioranza dei canali italiani: la pubblicità di YouTube è la parte più piccola.

FonteQuanto pesa su un canale italiano
Affiliazionispesso la voce più grossa
Sponsorizzazioni direttela più redditizia, ma serve un pubblico definito
Pubblicità YouTubec'è, ma raramente basta da sola
Abbonamenti al canale e Super Thankspiccola e affezionata
Prodotti o corsi proprivariabile, ma è tutto tuo
  1. Le affiliazioni pagano una percentuale su quello che comprano le persone passando dai tuoi collegamenti. Su un canale che parla di prodotti — tecnologia, cucina, attrezzatura — rendono spesso più della pubblicità, perché non dipendono dal mercato pubblicitario italiano ma da quanto è utile il consiglio.
  2. Le sponsorizzazioni dirette sono la voce più redditizia in assoluto: un'azienda paga per un segmento dentro il video. Qui non conta il numero di iscritti ma quanto è definito il pubblico: un canale da 20.000 iscritti tutti interessati a un argomento preciso vale più di uno da 200.000 generalista.
  3. È il motivo per cui il numero di iscritti dice poco. Due canali con gli stessi iscritti possono guadagnare uno dieci volte l'altro, e non dipende da YouTube.
  4. Cosa vuol dire in pratica se stai partendo: non progettare il canale intorno alla pubblicità, che arriva tardi e porta poco. Progettalo intorno a un pubblico che ha un problema preciso — quello è ciò che poi si può sostenere con affiliazioni e sponsor.
  5. E la parte fiscale va messa in conto da subito: sono redditi, vanno dichiarati, e se l'attività è continuativa serve la partita IVA. Sono cose da vedere con un commercialista prima che diventino un problema, non dopo.

I prezzi citati in questa guida sono quelli letti sul listino ufficiale del fornitore il 20 settembre 2026. Cambiano senza preavviso e quasi tutti sono esposti IVA esclusa: controllali sul sito del fornitore prima di firmare.

Domande frequenti

Quanto si guadagna con un milione di visualizzazioni su YouTube?

Molto meno del conto che gira. Il guadagno si calcola solo sulle riproduzioni monetizzate — quelle in cui è stata davvero mostrata una pubblicità — e sui video lunghi YouTube trattiene il 45%. Chi guarda con Premium invece paga lo stesso, ma da un'altra parte: una fetta del suo abbonamento arriva a te. Per un canale italiano l'ordine di grandezza è di qualche migliaio di euro lordi, da cui vanno ancora tolte le tasse.

Quanti iscritti servono per guadagnare su YouTube?

Oggi: mille iscritti più 4.000 ore di visualizzazione negli ultimi dodici mesi, oppure mille iscritti più 10 milioni di visualizzazioni di Short in novanta giorni. Le ore sono l'ostacolo vero, non gli iscritti. Ma dal 1º febbraio 2027 le soglie raddoppiano per i canali nuovi: 8.000 ore o 20 milioni di visualizzazioni Short. Chi è già dentro non viene toccato.

Le visualizzazioni di chi ha YouTube Premium fanno guadagnare?

Sì, ed è l'errore più diffuso nei conti che girano. Chi ha Premium non vede pubblicità, quindi quella non è una «riproduzione monetizzata» — ma una fetta del suo abbonamento arriva al creatore. Dire che «non conta» è sbagliato: conta, solo da un'altra voce.

Qual è la differenza fra CPM e RPM?

Il CPM è quanto paga l'inserzionista per mille pubblicità mostrate: è un numero alto e non è tuo. L'RPM è quanto resta a te ogni mille visualizzazioni totali, con la quota di YouTube già tolta e le visualizzazioni non monetizzabili già escluse. Chi dice «ho un CPM di 12 euro» non sta dicendo quanto guadagna.

Perché in Italia si guadagna meno con YouTube?

Perché la pubblicità la pagano gli inserzionisti del paese di chi guarda, e il mercato pubblicitario italiano è molto più piccolo di quello americano o tedesco. A parità di visualizzazioni un canale italiano incassa una frazione di uno in inglese: i conti visti nei video americani non si possono trasferire.

Gli Short di YouTube pagano?

Pochissimo rispetto ai video lunghi, per due motivi sommati: la pubblicità non sta dentro il video ma finisce in un fondo diviso fra tutti i creatori, e la ripartizione è rovesciata — al creatore va il 45% invece del 55%. Fanno numeri enormi e portano pochi soldi diretti: servono a farsi trovare, non a incassare.

Si può vivere di YouTube in Italia?

Quasi mai con la sola pubblicità. I canali italiani che ci riescono campano di affiliazioni e sponsorizzazioni dirette, dove non conta il numero di iscritti ma quanto è definito il pubblico: un canale da 20.000 iscritti tutti interessati a un argomento preciso vale più di uno da 200.000 generalista.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 20 settembre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

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