Guadagnare online

Dropshipping: cos'è e come funziona

Nel dropshipping non tieni la merce in magazzino: quando un cliente ordina sul tuo negozio online, sei tu a ordinarla al fornitore, che la spedisce direttamente a lui. I margini reali sono bassi (10-15% su prodotti comuni e marketplace affollati, secondo Shopify, fino al 20-50% solo per rivenditori già affermati con fornitori selezionati) e i rischi concreti — tempi di consegna lunghi, resi complicati, responsabilità verso il cliente anche se non tocchi il prodotto — pesano più di quanto raccontino i corsi che lo vendono come guadagno facile.

Fabrizio Picco
scritta il 27 ottobre 2026 · si legge in 9 minuti

Il dropshipping è il modello di vendita online dove non hai un magazzino: il prodotto arriva al cliente da un fornitore terzo, non da te. È un'idea che circola molto, spesso presentata come un modo per aprire un negozio online senza soldi e senza rischi. Qui trovi cos'è davvero, come funziona il flusso di un ordine, con quali strumenti lo si fa, quanto si guadagna davvero e quali sono i rischi concreti — compreso quello fiscale e quello legale — prima di decidere se ha senso per te.

Cos'è il dropshipping

Il dropshipping è un modello di vendita online in cui tu, come negoziante, non tieni la merce in magazzino. Il nome viene dall'inglese drop shipping, alla lettera "spedizione diretta": è il fornitore a conservare il prodotto e a spedirlo direttamente al cliente finale, non tu.

Tu gestisci solo il negozio online — il sito, le pagine prodotto, il prezzo, la pubblicità — mentre il magazzino, l'imballaggio e la spedizione restano in mano a un fornitore terzo (quasi sempre un grossista o un produttore) con cui ti sei accordato.

La differenza con un negozio online normale è una sola, ma cambia tutto: in un negozio normale compri la merce prima di venderla, nel dropshipping la ordini solo dopo che qualcuno l'ha già comprata da te.

Come funziona il flusso di un ordine

Il percorso di un singolo ordine coinvolge tre soggetti — cliente, tuo negozio, fornitore — e funziona sempre allo stesso modo, qualunque sia la piattaforma che usi.

  1. Il cliente ordina sul tuo negozio online e paga il prezzo che hai fissato tu (prezzo del fornitore più il tuo margine).
  2. Tu inoltri l'ordine al fornitore, pagandogli il prezzo all'ingrosso: con le app di automazione (vedi la sezione sulle piattaforme) questo passaggio è automatico, a mano richiede di copiare manualmente ogni ordine.
  3. Il fornitore prepara e spedisce il prodotto direttamente all'indirizzo del cliente, non al tuo: tu non vedi né tocchi mai la merce.
  4. Il cliente riceve il prodotto, di solito con il nome o il marchio del fornitore sulla confezione, non il tuo: è uno dei punti che più spesso genera richieste di assistenza ('non è quello che ho ordinato da voi?').
Schema del flusso dropshipping: cliente, negozio online e fornitore, con le frecce dell'ordine, del pagamento e della spedizione diretta
Schema del flusso dropshipping: cliente, negozio online e fornitore, con le frecce dell'ordine, del pagamento e della spedizione diretta

Le piattaforme reali: Shopify e le app per i fornitori

In pratica, oggi, il dropshipping si fa quasi sempre con due pezzi separati: una piattaforma per costruire il negozio online, e un'app che lo collega al catalogo di un fornitore e automatizza l'invio degli ordini.

Questi nomi cambiano: Oberlo è durato anni ed è stato chiuso con un preavviso di circa cinque settimane (annuncio l'11 maggio 2022, chiusura il 15 giugno 2022) — comunque poco tempo per cambiare app su un negozio già attivo. Prima di affidarti a un'app o un fornitore, controlla che sia ancora attivo e ben recensito, non fidarti di un articolo di qualche anno fa.
  1. Shopify è una delle piattaforme più usate per costruire il negozio: pagine prodotto, carrello, pagamenti.
  2. DSers è l'app che oggi importa i prodotti da un fornitore (soprattutto AliExpress, ma anche Alibaba e altri) dentro il negozio Shopify, e automatizza l'invio degli ordini al fornitore quando un cliente compra. Non è la prima app a farlo: la più nota prima era Oberlo, sempre di Shopify, chiusa il 15 giugno 2022 — Shopify stessa ha indicato DSers come l'alternativa a cui passare.
  3. Il fornitore è di solito un marketplace all'ingrosso come AliExpress, ma esistono anche fornitori italiani ed europei, più cari ma con tempi di consegna più brevi.
Illustrazione: un'app di gestione ordini collega una scheda prodotto al negozio online
Illustrazione: un'app di gestione ordini collega una scheda prodotto al negozio online

I margini reali, e perché sono bassi

Il margine è la differenza tra quanto paghi al fornitore e quanto fai pagare al cliente: è il tuo guadagno su ogni vendita, prima di togliere pubblicità e costi del negozio. Non esiste un numero unico affidabile, ma le fonti concordano su un intervallo preciso.

Il margine lordo più alto (20-50%) richiede due condizioni insieme, secondo Shopify: essere già un rivenditore affermato, e usare fornitori selezionati — non è il punto di partenza di chi inizia oggi.
SituazioneMargine lordo tipico
Prodotti comuni, su marketplace molto affollati10-15%
Rivenditori già affermati, con fornitori selezionati20-50%
  1. Perché sono bassi: non hai sconti per grandi quantità (compri un pezzo alla volta, quando arriva l'ordine), e vendi spesso lo stesso identico prodotto che chiunque altro può importare dallo stesso fornitore — quindi la concorrenza sul prezzo è immediata.
  2. Dal margine lordo vanno ancora tolti pubblicità, canone della piattaforma e dell'app, e il tempo che ci metti: il margine netto che resta in tasca è quasi sempre più basso di quello lordo della tabella.
  3. Il conto vero, con numeri: se vendi un prodotto a 25€ comprandolo a 15€ dal fornitore, il margine lordo è di 10€ (40%, dentro la fascia 20-50% di sopra). Ma la pubblicità per portare un cliente a comprare proprio quel prodotto — che chiunque altro può importare dallo stesso fornitore — spesso costa più di quei 10€: le fonti non pubblicano un costo pubblicitario medio verificabile (varia troppo da prodotto a prodotto e da periodo a periodo), ma è il motivo per cui il margine netto reale, specialmente nei primi mesi, è spesso vicino a zero o negativo.
  4. Quanto tempo prima del primo euro: non esiste un tempo medio verificabile su fonte ufficiale. Il negozio Shopify si apre in un giorno, ma arrivare al primo ordine vero — e in profitto, non solo in pareggio con la pubblicità — dipende dalla nicchia scelta e da quanta concorrenza c'è già sullo stesso prodotto. Chi promette un numero di giorni preciso lo sta inventando, non misurando.

I rischi concreti

Sono i punti che un corso che vuole venderti un metodo difficilmente mette in prima pagina. Vengono da fonti indipendenti tra loro (la piattaforma Shopify e l'Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano), non da un solo blog di settore.

Il problema del fornitore si riflette sempre sulla tua reputazione, non sulla sua: il cliente ha comprato dal tuo negozio, e con quel nome in testa scrive la recensione negativa.
  1. Tempi di consegna lunghi: se il fornitore è in Cina (il caso più comune, via AliExpress), la spedizione verso l'Italia va tipicamente da una a sei settimane, secondo il tipo di spedizione scelta (più rapida e cara, o economica e lenta) — non c'è un numero fisso, dipende dal fornitore e dal corriere. Un cliente abituato alla consegna in due giorni di un grande marketplace spesso si lamenta, o annulla l'ordine, prima che arrivi.
  2. Dal 1° luglio 2026, un dazio di 3€ ad articolo sulle spedizioni extra-UE di modico valore (sotto 150€): è il caso tipico del dropshipping da fornitori cinesi come AliExpress, e si applica per ogni articolo spedito (5 maglie nella stessa spedizione = 3€, non 15€). Non lo paga il cliente finale: è a carico di chi partecipa alla filiera di importazione — piattaforma, venditore o corriere, secondo come è organizzata la spedizione — ma è comunque un costo in più da considerare nel prezzo o nel margine.
  3. Gestione dei resi complicata: un reso coinvolge tre soggetti — cliente, tuo negozio, fornitore — invece di due. Nella pratica, spesso rispedire un oggetto in Cina costa più dell'oggetto stesso: molti fornitori, in questi casi, rimborsano senza chiedere il reso fisico, ma non è garantito e varia da fornitore a fornitore.
  4. Responsabilità legale verso il cliente, anche se non tocchi la merce: per il Codice del Consumo sei tu il venditore, quindi sei tu il responsabile verso il cliente per i difetti del prodotto nei due anni dalla consegna, anche se il difetto è colpa del fornitore. Puoi poi rivalerti sul fornitore (diritto di regresso), ma è un passaggio in più, non automatico, e verso un fornitore spesso all'estero.
  5. Concorrenza altissima: chiunque può importare lo stesso identico prodotto dallo stesso fornitore. Chi vende lo stesso oggetto a un prezzo più basso del tuo ti toglie il cliente, e tu non controlli quanti altri lo stanno facendo in questo momento.

La parte fiscale, in breve

Il dropshipping è un'attività commerciale, e come tale va dichiarata: qui la spieghiamo per quello che serve a decidere se iniziare, non come consulenza fiscale.

Questo non è una consulenza fiscale: qui si dice solo che la partita IVA serve fin dall'inizio e che il codice ATECO va scelto caso per caso — per i costi esatti di apertura e gestione, e per il regime fiscale giusto per te, un commercialista.
  1. Occasionale o abituale: qui non vale la soglia che conosci da eBay o Vinted. Lì chi vende oggetti propri usati resta nell'attività occasionale sotto certe soglie (vedi le guide eBay e Vinted di questo sito). Il dropshipping è diverso: comprare un prodotto apposta per rivenderlo con un margine, con un negozio organizzato e fornitori stabili, è già considerata un'attività commerciale fin dal primo euro, anche a basso volume — non si beneficia delle soglie pensate per chi vende oggetti propri occasionalmente.
  2. Per farlo in modo legale in Italia serve quindi la partita IVA fin dall'inizio, non da quando superi un certo fatturato.
  3. Il codice ATECO non è un numero fisso: dal 1° aprile 2025 la nuova classificazione ATECO 2025 non usa più il canale di vendita (negozio o internet) come criterio, ma il tipo di prodotto venduto. Il codice giusto per il tuo caso va scelto con un commercialista, in base a cosa vendi davvero — non esiste un codice unico valido per "il dropshipping" in generale.
  4. Cosa si dichiara: il ricavo delle vendite (quello che paga il cliente), non solo il tuo margine; le imposte si calcolano secondo il regime fiscale scelto (ordinario o forfettario, se rientri nei requisiti) — anche questa è una valutazione da fare con un commercialista, insieme al codice ATECO.
  5. Senza partita IVA, se l'attività è regolare, rischi una sanzione, oltre alle imposte non versate.

I prezzi citati in questa guida sono quelli letti sul listino ufficiale del fornitore il 27 ottobre 2026. Possono cambiare senza preavviso: controllali sul sito del fornitore prima di decidere.

Domande frequenti

Cos'è il dropshipping, in una frase?

È un modo di vendere online in cui non tieni la merce in magazzino: quando un cliente compra sul tuo negozio, tu ordini il prodotto a un fornitore, che lo spedisce direttamente a lui.

Quanto si guadagna davvero con il dropshipping?

Non c'è un numero unico affidabile: secondo Shopify il margine lordo tipico è del 10-15% su prodotti comuni e marketplace affollati, fino al 20-50% ma solo per rivenditori già affermati con fornitori selezionati — non il punto di partenza di chi inizia oggi. Dal margine lordo vanno ancora tolti pubblicità e costi del negozio, e spesso è quella voce a far scendere il margine netto vicino a zero nei primi mesi.

Serve la partita IVA per fare dropshipping in Italia?

Sì, e fin dall'inizio: a differenza della vendita occasionale di oggetti propri (come su eBay o Vinted), comprare prodotti apposta per rivenderli con un margine è già considerata un'attività commerciale anche a basso volume. Questa guida non entra nel dettaglio dei costi e del regime fiscale, che vanno valutati con un commercialista.

Se il prodotto arriva difettoso, chi è responsabile: io o il fornitore?

Verso il cliente sei responsabile tu, in quanto venditore, secondo il Codice del Consumo — anche se il difetto dipende dal fornitore e tu non hai mai toccato il prodotto. Puoi poi rivalerti sul fornitore, ma è un passaggio separato, non automatico.

Oberlo esiste ancora?

No, Shopify l'ha chiuso il 15 giugno 2022 (annunciato l'11 maggio, circa cinque settimane di preavviso) e ha indicato DSers come alternativa a cui passare. È un esempio di quanto in fretta cambiano i nomi delle app di questo settore: controlla sempre che quella che stai per usare sia ancora attiva.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 27 ottobre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

Continua da qui