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Affiliazione Amazon: quanto si guadagna davvero

In una riga: l'affiliazione Amazon è vera, è gratis e chiunque può iscriversi, ma i numeri sono molto più piccoli di quello che si legge. Con 10.000 visite al mese su articoli che parlano di prodotti si portano a casa circa 190 euro, non duemila. Qui c'è il conto esatto, la tabella vera delle commissioni, le due regole che fanno chiudere l'account e cosa si deve dichiarare.

Fabrizio Picco
scritta il 19 settembre 2026 · si legge in 16 minuti

Di articoli su «come guadagnare con Amazon» ce ne sono centinaia, e hanno quasi tutti lo stesso difetto: spiegano come iscriversi e poi si fermano prima del conto. Ma il conto è l'unica cosa che serve sapere prima di cominciare, perché decide se questa è un'attività che ha senso per te o una perdita di tempo. Qui si parte da lì: quante visite servono per fare quanto, con i quattro numeri che lo determinano. Poi la parte pratica, le commissioni vere prese dal documento ufficiale, e la parte fiscale che quasi nessuno scrive.

Il conto vero: quanto esce da diecimila visite

Partiamo dalla fine, perché è quello che vuoi sapere. Un sito che riceve 10.000 visite al mese su articoli che parlano di prodotti — che non è poco: è un sito che funziona — porta a casa intorno ai 190 euro al mese di commissioni Amazon.

Il numero esce da quattro moltiplicazioni di fila, e ognuna toglie più di quanto ci si aspetti.

10.000 visite al mese800 clic verso Amazonne clicca l’8%64 ordinine compra l’8%6.400 € di spesa100 € a ordine192 € di commissionecommissione del 3%
Quattro moltiplicazioni, e ognuna toglie più di quanto sembri. Sono numeri di esempio realistici: il tuo conto si fa con gli stessi quattro passaggi, sostituendo i tuoi.
Perché lo scrivo in cima e non in fondo: perché cambia la decisione. Se l'obiettivo è arrotondare, l'affiliazione Amazon ha senso fin da subito e non costa niente. Se l'obiettivo è viverci, il conto dice che servono qualche centinaio di migliaia di visite al mese, ed è un mestiere a tempo pieno che richiede anni. Tutti e due sono obiettivi legittimi: quello che non è legittimo è farti credere che siano la stessa cosa.

I quattro numeri che decidono tutto

Il conto qui sopra usa valori di esempio realistici. Il tuo si fa con gli stessi quattro passaggi, e conviene sapere su quali puoi intervenire.

Il numero nascosto e bellissimo: la commissione la prendi su tutto quello che la persona mette nel carrello nelle ore successive, non solo sul prodotto che hai consigliato. Chi arriva per un cavo da 8 euro e compra anche un monitor ti fa guadagnare sul monitor. È il motivo per cui il valore medio del carrello è più alto del prodotto di cui parli.
Il numeroValore tipicoQuanto puoi cambiarlo
Quanti lettori cliccano verso Amazon5-15%molto: dipende da come scrivi
Quanti di quelli comprano5-12%poco: lo decide Amazon
Quanto spendono in media60-150 €abbastanza: dipende dai prodotti di cui parli
La percentuale di commissione0-6%solo scegliendo la categoria
  1. Sul primo numero puoi fare molto. Un articolo che confronta davvero i prodotti, con i contro dichiarati e una scheda per ognuno, fa cliccare tre volte più di un elenco copiato. È l'unica leva grossa che hai in mano.
  2. Sul secondo quasi niente, e c'è una buona notizia dentro: Amazon converte molto meglio di qualunque negozio, perché chi arriva ha già l'account, l'indirizzo e la carta salvati.
  3. Sul terzo puoi lavorare scegliendo gli argomenti. Un articolo sui televisori porta carrelli da 600 euro; uno sulle cover del telefono da 15. A parità di visite cambia tutto.
  4. Sul quarto niente, se non scegliendo di quali categorie parlare. E qui c'è la sorpresa del capitolo dopo.

La tabella vera delle commissioni

Questa è la tabella ufficiale del programma italiano, presa dal documento di Amazon. Vale la pena guardarla bene, perché contiene due brutte sorprese per chi scrive di tecnologia.

Le percentuali cambiano, a volte senza preavviso, ed è un rischio reale del mestiere: Amazon le ha già tagliate più volte in passato e chi viveva di una sola categoria si è trovato con la metà delle entrate da un giorno all'altro. Prima di costruire qualcosa su una categoria, guarda la tabella aggiornata dentro il tuo account.
CategoriaCommissione
Moda, abbigliamento, scarpe, borse, orologi, beauty di lusso6,0%
Libri, musica, casa, cucina, mobili, fai da te, utensili, auto e moto5,0%
Bellezza, valigeria, cura della persona, sport e fitness4,0%
Tutte le altre categorie (qui dentro c'è quasi tutta l'informatica)3,0%
Grandi elettrodomestici, dispositivi Fire TV, elettronica mobile2,5%
Alimentari, dispensa, console e videogiochi1,0%
Buoni regalo, vino, app Android, Kindle Unlimited0%
  1. Prima sorpresa: la tecnologia paga poco. Un telefono, un tablet o un televisore stanno nel 3% o nel 2,5%, non nel 6-8% che si legge in giro. Su un telefono da 700 euro sono 17-21 euro, e per arrivarci serve un lettore che si fida abbastanza da comprare.
  2. Seconda sorpresa: le console e i videogiochi pagano l'1%. Sono fra gli argomenti più cercati e fra i meno redditizi in assoluto: cinquecento euro di console fanno cinque euro.
  3. Dove stanno i soldi veri: moda al 6% e casa/cucina/fai da te al 5%, con carrelli medi alti e acquisti ripetuti. Un articolo su una pentola non sembra interessante finché non si guarda la tabella.
  4. I buoni regalo valgono zero, e vale la pena saperlo: chi arriva dal tuo collegamento e compra un buono regalo non ti fa guadagnare niente.

Come ci si iscrive, passo per passo

È gratis, non serve partita IVA per iscriversi, e l'approvazione iniziale arriva in genere subito. Quella vera arriva dopo.

Dettaglio tecnico che conta: ogni collegamento deve portare il tuo identificativo, se no la vendita non ti viene attribuita e il lavoro è buttato. Vale anche per i collegamenti vecchi che copi da un articolo all'altro: è l'errore più comune e il più silenzioso, perché il collegamento funziona benissimo — semplicemente non è tuo.
  1. Vai su programma-affiliazione.amazon.it e iscriviti con il tuo account Amazon normale.
  2. Dichiara dove pubblicherai: sito, canale YouTube, profili social. Devono essere già attivi e avere contenuti veri — un sito vuoto viene rifiutato.
  3. Scegli l'identificativo (il «tag»), che è la parola che finisce dentro tutti i tuoi collegamenti e che dice ad Amazon che la vendita è tua.
  4. Metti i dati di pagamento: bonifico su conto italiano, oppure buoni regalo Amazon. La soglia minima per essere pagati è di 25 euro, e sotto quella cifra il saldo resta lì e si accumula.
  5. Fai tre vendite entro 180 giorni. È la condizione per restare dentro, e il capitolo dopo spiega perché è la cosa più importante di tutta l'iscrizione.
  6. Metti la dichiarazione obbligatoria sul sito: devi dire in modo chiaro e visibile che partecipi al programma e che dai collegamenti ricevi un compenso. È scritto nelle condizioni, e non è facoltativo.

Le due regole che fanno chiudere l'account

Amazon chiude gli account senza troppe discussioni, e due motivi valgono quasi tutte le chiusure.

La prima: tre vendite in 180 giorni. Se dall'iscrizione non arrivi a tre vendite qualificate entro sei mesi, l'account viene chiuso per inattività. E qui c'è la cosa che quasi tutte le guide sbagliano: non è vero che ci si riscrive e si riparte da zero. Amazon scrive nero su bianco che non ripristina l'account né l'identificativo dopo che la candidatura è stata respinta, e che per rientrare serve una sua autorizzazione preventiva. La conseguenza pratica è quindi molto più seria di quanto sembri: non iscriverti troppo presto. Iscriviti quando hai già qualcosa che porta visite, non il giorno in cui apri il sito — perché la porta può chiudersi una volta sola.

La seconda: i collegamenti solo dove è permesso. Vietato è tutto quello che è fuori dalla rete — carta stampata, volantini, libri elettronici, documenti scaricabili — e ogni messaggio non richiesto. Le email e gli SMS sono invece permessi, a una condizione precisa: la persona deve essersi iscritta lei e deve poter disdire con un clic. Quindi la newsletter a cui uno si è iscritto va benissimo; comprare una lista di indirizzi e scriverci no, e quella è una causa di chiusura.

Chiusura dell'account vuol dire anche perdere il saldo non ancora pagato. È il motivo per cui vale la pena leggere le condizioni una volta sul serio invece di scoprirle dopo.
  1. Non scrivere i prezzi a mano negli articoli. Amazon vieta di pubblicare prezzi che non arrivino dai suoi strumenti ufficiali, proprio perché invecchiano e ingannano il lettore. Si usano i widget o le API.
  2. Non nascondere che sono collegamenti affiliati. Oltre a essere contrario alle regole di Amazon, in Italia è anche una questione di trasparenza verso il consumatore.
  3. Non comprare dai tuoi collegamenti, e non farlo fare ai parenti conviventi. Le commissioni su acquisti propri non sono ammesse e vengono riconosciute.
  4. Non fare pubblicità a pagamento che porta direttamente ad Amazon con il tuo collegamento, se non nei modi che Amazon permette: è un'altra causa di chiusura classica.

Cosa funziona davvero e cosa no

Dopo il conto e le regole, la parte che si impara solo facendola.

La cosa che rende di più in assoluto, e che non c'entra con la scrittura: rispondere alle domande sotto ai video e agli articoli. Chi chiede «quale prendo fra questi due» sta per comprare, e una risposta vera converte come nient'altro.
Tipo di contenutoQuanto rendePerché
Confronti fra prodotti similimoltochi legge sta già per comprare
«I migliori X del 2026»moltointenzione d'acquisto altissima
Risoluzione di un problemapoco ma costanteporta tante visite, poche vendite
Recensione di un prodotto solomediafunziona se il prodotto è cercato
Video con i collegamenti in descrizionemediapochi scendono a leggerla
Notizie e novitàquasi nientechi legge si informa, non compra
Social senza sitopocomolte piattaforme limitano i collegamenti
  1. La differenza vera la fa l'intenzione di chi arriva, non il numero di visite. Mille persone che cercano «miglior monitor per ufficio» valgono più di diecimila che cercano «quando esce il nuovo iPhone».
  2. Dichiarare i difetti fa vendere di più, non di meno. Una scheda prodotto senza contro non la crede nessuno, e chi non ti crede non clicca.
  3. Gli articoli invecchiano. Un «migliori dieci del 2024» lasciato lì perde posizioni e credibilità: vanno aggiornati, ed è lavoro vero che va messo nel conto.
  4. Un video e un articolo sullo stesso argomento si spingono a vicenda: il video porta persone all'articolo, l'articolo dà al video un posto dove stare quando la ricerca su YouTube si esaurisce.

La parte fiscale, detta per intero

È il capitolo che manca in quasi tutti gli articoli sull'argomento, e senza di questo il resto è incompleto. Quello che segue è un orientamento, non una consulenza: il caso singolo va visto con un commercialista, e costa poco rispetto a sbagliarlo.

La domanda vera non è «devo pagare le tasse» — sì, sempre — ma se l'attività è occasionale o abituale, perché da lì dipende tutto.

Se è occasionale, cioè saltuaria e non organizzata, la partita IVA non serve. I compensi sono «redditi diversi» dell'articolo 67 del TUIR, più precisamente redditi da attività commerciale non esercitata abitualmente, e si dichiarano nel quadro RL della dichiarazione.

Se è abituale, cioè continuativa e organizzata — un sito che pubblica in modo regolare, un canale con entrate costanti — allora serve la partita IVA. I codici ATECO in uso sono tre, e la differenza è soldi veri: 46.19.00 — intermediari del commercio all'ingrosso non specializzato, quello che fino alla classificazione ATECO 2025 era il 46.19.02 dei procacciatori d'affari, e che in giro si legge ancora così — che nel forfettario tassa il 62% di quello che incassi, e 73.11.02 (campagne di marketing), che ne tassa il 78%. Il primo conviene, il secondo secondo diversi commercialisti descrive meglio l'affiliate marketing. È esattamente il tipo di scelta da non fare da soli.

Il terzo codice è nuovo e quasi nessuno lo nomina: la classificazione ATECO 2025 ha introdotto il 73.11.03 — attività di influencer marketing. Se i collegamenti li metti soprattutto su YouTube o sui social è spesso quello giusto: portarlo al commercialista ti evita di scegliere fra due codici scritti per un altro mestiere.

Nel regime forfettario, sotto gli 85.000 euro di ricavi, si fattura senza IVA e senza ritenuta. Si paga un'imposta sostitutiva del 15% (il 5% nei primi cinque anni, se si rispettano certe condizioni) calcolata non su tutto l'incasso ma sulla parte stabilita dal coefficiente del codice ATECO. Esempio con il 62%: su 10.000 euro incassati la base è 6.200, e il 15% fa 930 euro di imposta — a cui si aggiungono i contributi. È il regime in cui sta praticamente chiunque cominci.

Il conto che conviene fare prima di aprire una partita IVA: fra imposta sostitutiva, contributi e commercialista, i costi fissi annuali si mangiano interamente un'entrata da qualche centinaio di euro al mese. Ha senso quando l'attività cresce, non per partire.
  1. Non esiste una soglia in euro che separa l'occasionale dall'abituale, ed è l'equivoco più diffuso. Quello che conta è come lavori: con continuità e organizzazione, o ogni tanto.
  2. I 5.000 euro di cui si sente parlare non c'entrano con questo caso. Sono la soglia oltre la quale scattano i contributi previdenziali sul lavoro autonomo occasionale, che è un'altra categoria di reddito; e anche lì i contributi si pagano solo sulla parte che supera i 5.000, non su tutto. Le tasse invece si pagano da subito, anche su importi piccoli.
  3. Amazon paga dal Lussemburgo, quindi ai fini della fatturazione ci sono adempimenti particolari da concordare con il commercialista.
  4. Tieni i rendiconti mensili che Amazon mette a disposizione nell'area affiliati: sono il documento con cui si dimostra quanto si è incassato e quando.

Le alternative ad Amazon, e quando rendono di più

Amazon è il più facile e il più comodo, ma non è l'unico e su certi argomenti rende molto meno di altri.

La differenza sta in due cose: la percentuale e la durata della marcatura. Ventiquattro ore sono poche; molti programmi ne danno 30 o 90 giorni, e alcuni pagano su tutti gli acquisti futuri della stessa persona.

La riga che vale la pena guardare due volte è la terza. Un abbonamento da 10 euro al mese con una commissione ricorrente del 30% vale 36 euro all'anno per ogni persona e continua a pagare finché resta iscritta. Un solo articolo fatto bene su un servizio che usi davvero può valere più di dieci articoli di prodotti su Amazon. Il vincolo è serio però: devi usarlo davvero, se no si vede.
DoveCommissione tipicaQuando conviene
Amazon0-6%, 24 orequasi sempre: la gente ci compra già
Negozi di informatica specializzati2-5%, 30 giornicomponenti e prodotti di nicchia
Servizi in abbonamento (hosting, VPN, software)20-40%, spesso ricorrentemolto di più, se ne parli con cognizione
Servizi di server e VPS10% per un anno, o a segnalazioneargomenti tecnici, pubblico competente
Corsi e libri digitali30-50%solo se conosci davvero il prodotto

Il giudizio onesto

Tirando le somme, senza girarci intorno.

Quando ha senso. Se hai già un sito, un canale o un pubblico che riceve visite, l'affiliazione Amazon è un arrotondamento che costa zero attivare e che non toglie niente a quello che stai già facendo. Trasforma in qualche centinaio di euro all'anno un lavoro che stavi facendo comunque.

Quando non ha senso. Se stai pensando di aprire un sito per fare affiliazione, il conto del primo capitolo dice quanto lavoro c'è prima del primo euro serio: portare diecimila visite al mese richiede in genere uno o due anni di pubblicazioni costanti, e sono 190 euro al mese.

La cosa che nessuno dice. Il valore più grosso dell'affiliazione, per chi ha già un pubblico, non sono i soldi: è che ti obbliga a scrivere di cose concrete. Un articolo che deve far cliccare qualcuno verso un acquisto va documentato, provato e aggiornato, e quel tipo di articolo è anche quello che Google premia e che le persone salvano.

E una avvertenza che vale più di tutto il resto: l'affiliazione paga sulla fiducia. Consigliare un prodotto che non convince per prendere il 3% è il modo più veloce di bruciare un pubblico che ci hai messo anni a costruire — e un pubblico che si fida vale molto più di qualunque commissione.

I prezzi citati in questa guida sono quelli letti sul listino ufficiale del fornitore il 19 settembre 2026. Cambiano senza preavviso e quasi tutti sono esposti IVA esclusa: controllali sul sito del fornitore prima di firmare.

Domande frequenti

Quanto si guadagna davvero con le affiliazioni Amazon?

Con 10.000 visite al mese su articoli che parlano di prodotti si arriva intorno ai 190 euro al mese. Il conto: circa l'8% dei lettori clicca, circa l'8% di quelli compra, il carrello medio è sui 100 euro e la commissione sull'informatica è del 3%. Per viverci servono diverse centinaia di migliaia di visite al mese.

Serve la partita IVA per l'affiliazione Amazon?

Per iscriversi no. Per dichiarare dipende da come lavori: se l'attività è occasionale e non organizzata, i compensi sono «redditi diversi» e si mettono in dichiarazione senza partita IVA; se è continuativa e organizzata, la partita IVA serve. Non c'è una soglia in euro che separa i due casi: conta il modo, non l'importo. Vale la pena chiederlo a un commercialista.

Quanto dura il cookie di Amazon?

24 ore per tutto quello che la persona compra dopo aver cliccato il tuo collegamento. Ma se mette il prodotto nel carrello entro quelle 24 ore, per quel singolo prodotto la finestra si allunga a 89 giorni dal primo clic. È la ragione per cui conviene invitare a mettere nel carrello invece che a «tornare più avanti».

Quali sono le percentuali di commissione di Amazon in Italia?

Vanno dallo 0% dei buoni regalo al 6% della moda. L'informatica e l'elettronica in generale stanno al 3%, i grandi elettrodomestici e l'elettronica mobile al 2,5%, console e videogiochi all'1%. Casa, cucina, libri e fai da te sono al 5%. Le percentuali cambiano nel tempo: la tabella aggiornata sta dentro l'account affiliati.

Perché Amazon ha chiuso il mio account affiliato?

Le due cause più comuni: non aver fatto tre vendite nei primi 180 giorni dall'iscrizione, oppure aver messo collegamenti affiliati dove non si può — carta stampata, libri elettronici, documenti scaricabili, o messaggi a gente che non si è iscritta. Altre cause frequenti sono i prezzi scritti a mano invece che presi dagli strumenti ufficiali e gli acquisti fatti dai propri collegamenti.

Conviene iscriversi subito o aspettare?

Aspettare, ed è controintuitivo. Il conto dei 180 giorni parte dall'iscrizione, non dalla prima visita: se ti iscrivi il giorno in cui apri il sito, rischi di consumare i sei mesi mentre ancora non ha visite e di trovarti l'account chiuso. Meglio iscriversi quando qualcosa comincia a portare lettori.

Qual è il minimo per essere pagati?

25 euro. Sotto quella cifra il saldo resta nell'account e si accumula ai mesi successivi. Si può scegliere il bonifico su conto italiano oppure i buoni regalo Amazon, che hanno la stessa soglia. I pagamenti partono circa sessanta giorni dopo la fine del mese in cui hai maturato la commissione: la vendita di gennaio si incassa verso fine marzo.

Ci sono affiliazioni che pagano più di Amazon?

Sì, parecchie, e la differenza è grossa: i servizi in abbonamento — hosting, software, VPN, server — pagano spesso il 20-40%, a volte in modo ricorrente finché la persona resta iscritta, e con finestre di 30 o 90 giorni invece di 24 ore. Il vincolo è che devi usarli davvero: un consiglio dato senza conoscere il prodotto si riconosce subito.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 19 settembre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

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