VPN in abbonamento: serve davvero?
Prima di tutto: una VPN non ti rende anonimo. Sposta la fiducia dal tuo operatore telefonico all'azienda della VPN — qualcuno ti vede comunque, cambia solo chi. Detto questo, ci sono tre casi in cui serve davvero, e in quelli vale ogni euro. Qui ci sono tutti e due i lati, scritti da chi non deve vendertela a ogni costo.
scritta il 20 settembre 2026 · si legge in 11 minuti
Le VPN sono il prodotto più pubblicizzato di internet, e quasi tutto quello che si legge in giro è scritto da chi le vende. Il risultato è che ci si fa un'idea sbagliata in tutte e due le direzioni: chi crede che lo rendano invisibile, e chi pensa che siano una truffa. Non è né l'una né l'altra cosa.
Che cos'è una connessione VPN e perché è sicura — sul canale Guida in Italiano
Cosa fa, in una riga
Una VPN in abbonamento manda tutto il tuo traffico dentro un tunnel fino a un computer dell'azienda, e da lì esce verso internet. Chi guarda da fuori — il tuo operatore, il gestore del WiFi — vede che parli con la VPN e non vede cos'altro fai. I siti che visiti, dal canto loro, vedono arrivare la VPN e non te.
Le tre cose che non fa
Sono le tre promesse implicite della pubblicità delle VPN, e nessuna delle tre regge.
- Non ti rende anonimo. I siti ti riconoscono lo stesso: dal profilo con cui sei entrato, dai biscotti del browser, e da come è configurato il tuo computer — che è abbastanza particolare da identificarti anche senza nome. Cambiare indirizzo non cambia chi sei.
- Non serve a «proteggere il bancomat sul WiFi del bar». È l'argomento più usato ed è vecchio di dieci anni: oggi il tuo browser cifra quello che scrivi (il lucchetto), quindi chi è sulla stessa rete non vede né la password né il numero della carta. Quello che vede è quali siti visiti — perché il nome del sito passa in chiaro nella richiesta che lo traduce in indirizzo — e solo quello la VPN nasconde. Una buona parte di quel pezzo, fra l'altro, si copre gratis attivando il DNS cifrato nel browser.
- Non ti protegge dai virus né dalle truffe. Alcuni servizi aggiungono un blocco dei siti pericolosi, che è utile — e più del browser, perché copre tutto l'apparecchio e non solo le pagine web — ma è una cosa diversa dalla VPN. Se scarichi un file infetto dentro il tunnel, arriva infetto uguale.
I tre casi in cui serve davvero
E adesso il rovescio, perché i casi ci sono e sono concreti.
| Il caso | Perché la VPN lo risolve |
|---|---|
| Non voglio che il mio operatore sappia cosa guardo | è il motivo più solido: vede solo che parli con la VPN |
| Sono all'estero e un servizio italiano non mi fa entrare | esci da un computer in Italia e il servizio ti riconosce |
| Lavoro da una rete che non controllo (albergo, coworking) | il gestore della rete non vede i siti che apri |
| Voglio guardare il catalogo di un altro paese | a volte funziona, spesso no: lo bloccano apposta |
| Voglio scaricare senza essere visto | è quello per cui molti le comprano, ma non è un consiglio |
| Voglio essere anonimo | non è lo strumento giusto |
- Il primo caso è quello vero, ma va raccontato con precisione. Il tuo operatore, tecnicamente, i nomi dei siti che apri li vede passare — nella richiesta che traduce il nome in indirizzo, e in un pezzo della connessione che resta in chiaro anche con il lucchetto. Per legge però non può conservarli: il Garante lo ha vietato espressamente nel 2008, e quello che gli operatori conservano per dodici mesi sono i dati della connessione — quando, per quanto, con quale indirizzo — non l'elenco dei siti. Se ti dà fastidio che quei nomi passino comunque da lì, la VPN è lo strumento che lo risolve. Ma è un fastidio diverso da «tengono la lista di tutto quello che faccio», che non è vero.
- E c'è una cosa gratis da fare prima di abbonarsi: attivare il DNS cifrato nel browser (si chiama DoH, ed è una casella nelle impostazioni). Toglie da sola una buona parte di quello che l'operatore vedrebbe, e non costa niente.
- Il secondo capita a chiunque viaggi: il servizio che dice «non disponibile nel tuo paese». Uscire da un computer in Italia spesso risolve. Due avvertenze oneste: con le banche funziona meno di quanto si creda, perché i loro controlli antifrode guardano anche il dispositivo, e un indirizzo che viene da un centro dati è un segnale di rischio — non una chiave. E soprattutto: per questo scopo la VPN di casa tua funziona meglio, e costa zero, perché ti fa uscire da un indirizzo residenziale vero. Se hai già una linea a casa, guarda prima quella strada.
- Il terzo vale per chi lavora fuori: su una rete di cui non sai niente, il gestore vede quali siti apri. Se quei siti sono di clienti, è un'informazione che non dovrebbe avere.
Cosa è cambiato in Italia nel 2026
Una cosa che riguarda chi la VPN la compra da qui, e che nelle recensioni internazionali non c'è.
Il 17 luglio 2026 il TAR del Lazio ha stabilito che l'AGCOM può rivolgere gli ordini di blocco del sistema antipirateria Piracy Shield anche ai fornitori di VPN e di DNS con sede all'estero, quando i loro servizi hanno effetti in Italia. I ricorsi contro quella impostazione sono stati respinti, insieme a una sanzione da oltre 14 milioni di euro.
- Cosa cambia per te, in pratica. Una VPN comprata per lavorare da un WiFi pubblico o per non farti profilare continua a funzionare come prima: questa storia riguarda i blocchi dei siti, non la cifratura del tuo traffico.
- Cosa può cambiare: un fornitore di VPN che opera in Italia può essere obbligato a applicare quei blocchi. Se hai scelto quel servizio proprio per aggirarli, il presupposto del tuo acquisto non è più sicuro — ed è meglio saperlo prima di pagare due anni in anticipo.
- La cosa che non cambia mai: dove ha sede il fornitore conta, e conta ancora di più adesso. È il primo criterio della sezione precedente, e resta il primo.
Come si sceglie, se ti serve
Quattro criteri, in ordine. Il primo conta più degli altri tre messi insieme.
- Dove ha la sede legale, e se tiene registri. È tutto qui: hai spostato la fiducia su quell'azienda, quindi conta la sua giurisdizione e la sua politica sui dati. Cerca chi dichiara di non tenere registri e chi lo ha fatto verificare da un revisore esterno: la relazione dev'essere scaricabile, con il nome del revisore e la data. Sapendo però cosa vale: quella verifica la commissiona e la paga l'azienda esaminata, ne decide il perimetro, ed è una fotografia a una data — non una garanzia che domani non tengano registri. Resta molto meglio di una frase sul sito, ma non è un bollino eterno.
- Quanti apparecchi insieme. Fra telefono, computer, tablet e quello di casa si arriva a cinque senza accorgersene: controlla che il numero incluso copra tutto quello che hai, perché è un limite che si tocca prima di quanto sembri.
- Se ha server in Italia. Serve per il secondo caso — entrare nei servizi italiani dall'estero — ed è la cosa che gli elenchi dimenticano sempre.
- Il prezzo vero, non quello del primo anno. Tutte fanno sconti enormi sul biennale e poi rinnovano a prezzo pieno. Guarda il rinnovo, che è quello che pagherai davvero, e segnati la data di scadenza.
- Diffida delle VPN gratuite, ma senza generalizzare. Lo studio più citato su questa categoria — CSIRO e università del Nuovo Galles del Sud, 2016, e la data va detta perché è vecchio di dieci anni — ha analizzato 283 applicazioni VPN gratuite per Android: il 38% conteneva codice malevolo, tre su quattro avevano dentro librerie di tracciamento. Quindi la diffidenza è fondata. Un'eccezione però c'è, e va detta: alcuni servizi seri offrono un piano gratuito finanziato dagli abbonati paganti, senza pubblicità e senza registri — è un terzo modello, e non è «il prodotto sei tu». La regola pratica: gratuito sì, ma solo da un fornitore che vende anche un piano a pagamento e dichiara come lo sostiene.
I prezzi citati in questa guida sono quelli letti sul listino ufficiale del fornitore il 20 settembre 2026. Cambiano senza preavviso e quasi tutti sono esposti IVA esclusa: controllali sul sito del fornitore prima di firmare.
Domande frequenti
Una VPN mi rende anonimo?
No. Nasconde quali siti visiti al tuo operatore e al gestore della rete, ma i siti ti riconoscono lo stesso — dal profilo con cui entri, dai biscotti e dalla configurazione del tuo browser. E l'azienda della VPN il tuo traffico lo vede. Non hai tolto un osservatore: l'hai sostituito.
Serve la VPN sul WiFi pubblico?
Molto meno di quanto si dice. Il browser cifra già tutto (è il lucchetto accanto all'indirizzo), quindi chi è sulla stessa rete non vede password né numeri di carta. Vede però quali siti apri, e quello la VPN lo nasconde: se lavori con dati di clienti da un albergo o da un coworking, ha senso.
Le VPN gratuite vanno bene?
Quasi tutte no, e c'è uno studio che lo misura — del 2016, quindi da prendere per quello che è: su 283 applicazioni VPN gratuite per Android, il 38% conteneva codice malevolo e tre su quattro avevano librerie di tracciamento. Ma non è una legge: alcuni fornitori seri offrono un gratuito pagato dagli abbonati, senza pubblicità né registri. La regola pratica: se è gratuito, deve essere di chi vende anche un piano a pagamento e spiega come lo finanzia.
Usare una VPN è legale in Italia?
Sì, usarla è perfettamente legale, e molte aziende la usano ogni giorno per far lavorare i dipendenti da fuori. Attenzione però a non confondere: non rende legale quello che non lo è. Se scarichi materiale protetto, il tunnel cambia la difficoltà di individuarti, non la legge.
Quale VPN scegliere?
Il criterio che conta più di tutti è dove ha sede e se tiene registri, perché è a quell'azienda che hai spostato la fiducia. Cerca chi dichiara di non tenerne e lo ha fatto verificare da un revisore esterno. Poi: quanti apparecchi insieme, se ha server in Italia, e il prezzo di rinnovo — non quello scontato del primo periodo.
La VPN rallenta la connessione?
Un po' sì, ed è inevitabile: il traffico fa un giro in più. Con un servizio serio e un server vicino si perde poco. Se scegli un server dall'altra parte del mondo la differenza si sente eccome — soprattutto sui giochi, dove conta il ritardo più della velocità.
Che differenza c'è con la VPN di casa?
Vanno in direzioni opposte. Quella in abbonamento ti porta fuori: esci da un'altra parte e sembri altrove. Quella di casa ti porta dentro: da fuori entri nella tua rete e raggiungi i tuoi apparecchi. Non si sostituiscono, e c'è una guida apposta per la seconda.
Da dove vengono questi dati
Dati controllati il 20 settembre 2026.
- Garante privacy — sicurezza dei dati di traffico telefonico e telematico (17 gennaio 2008) il provvedimento vero, non la pagina iniziale: dice che i siti visitati rivelano il contenuto
- ACM Digital Library — An Analysis of the Privacy and Security Risks of Android VPN Permission-enabled Apps (Ikram e altri, CSIRO/UNSW, 2016) lo studio delle 283 applicazioni: è del 2016, e la guida adesso lo dice
- AGCOM — delibera 49/25/CONS, l'atto impugnato davanti al TAR il provvedimento su cui si sono pronunciate le sentenze del 17 luglio 2026
- Diritto.it — Piracy Shield, il TAR Lazio da' ragione ad AGCOM le sentenze 13201 e 13202; sostituisce Altalex, che ora chiede il login
- Mozilla — come funziona la cifratura HTTPS cosa e' gia' protetto senza VPN
Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro


