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Backup automatici su Proxmox: guida completa

Si programmano dall’interfaccia: Datacenter → Backup → Aggiungi, modalità Snapshot per non fermare le macchine. Ma programmare non basta: servono due copie in posti diversi, un avviso quando fallisce e un ripristino provato. Senza queste tre cose hai un backup solo sulla carta.

Fabrizio Picco
scritta il 19 settembre 2026 · si legge in 14 minuti

Programmare un backup su Proxmox richiede due minuti dall’interfaccia. Quello che nessuno ti dice è che il backup programmato è la parte facile: la parte che salva davvero i dati è accorgersi quando smette di funzionare. Ti spiego come si imposta, e poi come si costruisce la rete di sicurezza attorno — partendo da un errore vero, che è costato sette giorni di backup mancati senza che nessuno se ne accorgesse.

vzdump o Proxmox Backup Server: quale ti serve

Proxmox ha due strumenti di backup, e la differenza è grossa.

Se hai più di due o tre macchine virtuali, Proxmox Backup Server si ripaga nello spazio risparmiato già dopo qualche settimana: salva solo quello che cambia, invece di rifare ogni volta l’archivio intero.
vzdumpProxmox Backup Server
Cos’ègià dentro Proxmoxun server a parte
Cosa produceun archivio intero ogni voltasolo le differenze
Spaziotantomolto meno
Velocitàsempre ugualeil primo lento, poi veloci
Ripristino singolo fileno, solo tutta la macchina
Serve installarenienteuna macchina o un container
Per chiuna o due macchineda tre in su, o dati che contano
Qui va una foto: la schermata Datacenter → Backup con un lavoro programmato

Programmare il backup dall’interfaccia

È il modo giusto: l’interfaccia scrive da sola il programma in /etc/pve/jobs.cfg — non piu' in /etc/cron.d/vzdump, che era il posto fino a Proxmox 6 e che in rete viene ancora indicato da tutti — e lo trovi poi nella stessa schermata invece che in un file sparso.

L’orario è la trappola numero uno. Se la destinazione è un NAS che si spegne di notte, un backup programmato alle 2:30 non fallisce ogni tanto: fallisce sempre. È successo davvero, e per nove giorni nessuno se n’è accorto.
  1. Apri Datacenter (non il singolo nodo) → BackupAggiungi.
  2. Storage: dove finiscono i backup. Se hai un NAS o un Proxmox Backup Server, scegli quello, non il disco del server stesso.
  3. Pianificazione: giorni e ora. Metti un orario in cui le macchine lavorano poco, ma controlla che la destinazione sia accesa a quell’ora.
  4. Selezione: quali macchine. «Tutte» è comodo, ma se ne aggiungi una nuova domani, con «Tutte» entra da sola nel backup, con l’elenco manuale no.
  5. Modalità: Snapshot (vedi la sezione dopo).
  6. Compressione: ZSTD, che è il compromesso migliore fra spazio e tempo.
  7. Ritenzione: quante copie tenere. Vedi più avanti.
  8. Salva, poi lancialo subito a mano con Esegui ora: un lavoro programmato che non hai mai visto girare non sai se funziona.

Le tre modalità: quale scegliere

Cambia cosa succede alla macchina virtuale mentre il backup gira.

Snapshot va bene per quasi tutto. Fa eccezione un database impegnato: lì il backup potrebbe cogliere una scrittura a metà. La soluzione non è passare a Stop, è far fare al database il suo backup interno prima, con uno script che parte poco prima del backup di Proxmox.
ModalitàLa macchinaCoerenza dei dati
Snapshotresta accesabuona, quasi sempre la scelta giusta
Suspendsi ferma un attimomigliore
Stopsi spegne del tuttomassima

Quante copie tenere

La ritenzione decide quante copie vecchie sopravvivono. Tenerne troppe riempie il disco; tenerne troppo poche significa accorgersi di un problema quando la copia buona è già stata cancellata.

Un’impostazione che funziona per casa o per un piccolo ufficio: ultimi 3 backup, 7 giornalieri, 4 settimanali, 6 mensili.

Il motivo dei mensili non è lo spazio: è che certi guai si scoprono tardi. Un file cancellato per sbaglio a marzo lo noti a maggio, e con soli sette giorni di backup non lo recuperi più.

Farsi avvisare quando fallisce

Questa è la sezione che conta più di tutte le altre messe insieme.

Proxmox manda una mail all’indirizzo dell’utente root a ogni backup. Il problema è che quella mail, se non è configurata, resta sul server; e se anche arriva, arriva sempre, anche quando va tutto bene. Dopo una settimana nessuno la apre più, e il giorno che dice «fallito» non la legge nessuno.

L’impostazione giusta è avvisare solo quando qualcosa non va: in Proxmox è l’opzione di notifica impostata su «solo in caso di errore».

L’ultimo passo sembra ridondante e non lo è. Se il backup fallisce perché il server di posta è sulla stessa macchina che ha il problema, l’avviso non parte. Un controllo che gira altrove è l’unico che ti avvisa anche quando è il server stesso a essere in difficoltà.
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    Due dischi in specchio, acceso solo quando serve. È la copia «fuori dal server» che rende il backup un backup vero.

    • Copia separata dal server
    • Si può spegnere quando non serve
    • Se si spegne di notte, i backup notturni falliscono tutti
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  1. In Datacenter → Notifiche configura un modo per uscire: un server di posta, oppure un servizio di messaggistica.
  2. Nel lavoro di backup, metti la notifica su solo in caso di errore.
  3. Provalo davvero: togli il disco di destinazione, o scrivi un percorso sbagliato, e lancia il backup. Se non ti arriva niente, l’avviso non funziona e non lo sapresti mai.
  4. Aggiungi un controllo tuo: uno script che una volta al giorno guarda quand’è stato l’ultimo backup riuscito e ti scrive se è più vecchio di due giorni.

La regola 3-2-1, spiegata senza gergo

Si sente ripetere ovunque, quasi sempre senza dire cosa significa davvero. È semplice: tre copie dei dati, su due supporti diversi, una delle quali in un altro posto.

Tradotto in Proxmox: la macchina virtuale che gira sul server è la prima copia. Il backup sul disco del server o su un NAS in casa è la seconda. La terza è quella che quasi nessuno fa, e serve quando il problema non è un disco rotto ma un furto, un incendio o un allagamento.

Per la terza copia vanno bene un disco esterno che porti via una volta al mese, oppure uno spazio online. L’importante è che non stia nella stessa stanza delle altre due.

3 copie · 2 supporti · 1 in un altro postoIl serverla macchinache giraIl NASin casa,sempre accesoFuori casadisco esternoo spazio onlinebackupcopiaIl furto, l’incendio e l’allagamento prendono tuttoquello che sta nella stessa stanza.
Le prime due copie coprono il disco che si rompe. La terza, quella che quasi nessuno fa, copre il caso in cui la stanza non c’è più.
Se puoi fare una cosa sola in più rispetto a oggi, fai questa: due copie su due macchine diverse, di cui una sempre accesa. Una copia sola su un apparecchio che si spegne da solo non è un backup, è una speranza.

Provare un ripristino, almeno una volta

Un backup che non hai mai ripristinato non è un backup: è un file di cui non sai niente. Il momento per scoprire che è corrotto, incompleto o che ci mette sei ore non è il giorno in cui hai perso i dati.

Segnati da qualche parte la data dell’ultima prova di ripristino. Se sono passati più di sei mesi, rifalla: nel frattempo sono cambiate le versioni, le macchine e magari la destinazione dei backup.
  1. Scegli una macchina virtuale non importante, o creane una apposta.
  2. Vai in Storage → Backup, scegli un archivio e premi Ripristina.
  3. Ripristinala con un numero nuovo, così non sovrascrivi quella che sta girando.
  4. Accendila e guarda che dentro ci sia tutto: non solo che parta, ma che i dati recenti ci siano.
  5. Guarda l’orologio: quanto ci ha messo? È quello il tempo che ti servirà il giorno del guaio, ed è un numero che conviene sapere prima.

Domande frequenti

Come si programmano i backup automatici su Proxmox?

Da Datacenter → Backup → Aggiungi. Si scelgono la destinazione, i giorni e l’ora, le macchine da salvare e la modalità (Snapshot nella maggior parte dei casi). L’interfaccia scrive da sola il programma in /etc/pve/jobs.cfg, ed è un cambiamento che quasi nessuna guida in rete ha recepito: fino a Proxmox 6 stavano in /etc/cron.d/vzdump, da Proxmox 7 li esegue il servizio pvescheduler. Se vai a cercarli nel vecchio file non trovi niente e sembra che il backup non sia programmato.

Qual è la differenza fra vzdump e Proxmox Backup Server?

vzdump è già dentro Proxmox e fa un archivio completo a ogni giro: semplice, ma occupa molto spazio. Proxmox Backup Server è un server a parte che salva solo le differenze rispetto al backup precedente: occupa molto meno, va più veloce dal secondo backup in poi e permette di recuperare anche un singolo file.

Il backup ferma le macchine virtuali?

Con la modalità Snapshot no: la macchina continua a funzionare. Con Suspend si ferma per pochi istanti, con Stop si spegne del tutto. Snapshot va bene quasi sempre, tranne per i database molto impegnati.

Quanto spazio serve per i backup?

Con vzdump, come regola grossolana, da due a tre volte lo spazio occupato dalle macchine, se tieni qualche copia. Con Proxmox Backup Server molto meno, perché le parti uguali fra un backup e l’altro vengono salvate una volta sola.

Come faccio a sapere se un backup è fallito?

Proxmox manda una notifica, ma va configurata e va messa su solo in caso di errore: un avviso che arriva anche quando tutto va bene smette di essere letto. E va provata facendo fallire un backup di proposito. Il modo più solido è aggiungere un controllo esterno che guarda quand’è stato l’ultimo backup riuscito.

Posso fare il backup su un NAS?

Sì, aggiungendolo come storage (NFS o CIFS). Attenzione all’orario: se il NAS si spegne di notte per risparmiare, tutti i backup notturni falliranno, e se l’avviso non è configurato non lo saprai. Programmali in un orario in cui il NAS è sicuramente acceso.

Ogni quanto vanno fatti i backup?

Dipende da quanto lavoro sei disposto a rifare. Una frequenza giornaliera significa perdere al massimo un giorno. Per dati che cambiano di continuo serve più spesso, e allora conviene Proxmox Backup Server, che a ogni giro salva solo le differenze.

Il backup di Proxmox salva anche la configurazione del server?

No: vzdump salva le macchine virtuali e i container, non la configurazione di Proxmox stesso. Quella sta in /etc/pve e va copiata a parte. È una cosa che ci si ricorda solo dopo aver reinstallato il server da zero e aver perso tutta la configurazione di rete e storage.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 19 settembre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

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