Telefonia

Root Android: cos'è, a cosa serve, rischi

Il root dà accesso da amministratore dentro Android, ed è un'operazione diversa dallo sblocco del bootloader, che di solito viene prima. Il rischio concreto nel 2026: le app bancarie e Google Wallet, usando la Play Integrity API di Google, possono rifiutarsi di funzionare sui telefoni rilevati come modificati.

Fabrizio Picco
scritta il 19 ottobre 2026 · si legge in 8 minuti

Hai sentito parlare di «fare il root» al telefono, magari perché un'app ti ha bloccato o perché qualcuno ti ha detto che così si sbloccano funzioni nascoste. Qui non trovi la procedura per farlo: trovi cos'è davvero, in cosa si distingue dallo «sblocco del bootloader» — sono due cose diverse, e confonderle costa caro — e cosa guadagni e cosa rischi, compreso il caso in cui l'app della tua banca smette di funzionare.

Cos'è il root, in parole semplici

Il root è l'accesso da amministratore dentro Android: lo stesso ruolo che ha l'account «root» su Linux o «amministratore» su Windows e Mac. Con il root attivo puoi leggere e modificare file di sistema che normalmente sono bloccati, non solo le app che installi tu.

Google non lo considera un uso supportato del sistema: non lo spiega nelle sue pagine, e la Play Integrity API segnala il root come un «segno di compromissione del sistema» quando un'app chiede se il dispositivo è sicuro — il motivo tecnico è nella sezione sui rischi.

Root e sblocco del bootloader: non sono la stessa cosa

Sono due operazioni diverse, e si confondono perché lo sblocco del bootloader è quasi sempre il passo che serve per arrivare al root. La documentazione ufficiale di Android (AOSP, il progetto open source alla base del sistema) descrive lo sblocco del bootloader — il «root», l'accesso da amministratore dentro Android già avviato, è un'altra cosa: la pagina AOSP citata qui sotto non lo nomina nemmeno, la distinzione viene da fonti tecniche di settore.

La conseguenza pratica, che vale per i produttori principali: sbloccare il bootloader cancella tutti i dati del telefono. Non è un obbligo assoluto della specifica — Android lo raccomanda, per impedire un accesso non autorizzato ai dati — ma in pratica tutti i produttori principali lo fanno davvero. Google stesso, sulla pagina delle immagini ufficiali dei Pixel, scrive che «sbloccare il bootloader rende il tuo dispositivo meno sicuro» — parole sue, non nostre.
Sblocco del bootloaderRoot
Quando agisceprima che Android parta: è un lucchetto sul firmwaredentro Android, dopo che è già partito
Cosa permettescrivere software non firmato dal produttore (es. una ROM come LineageOS)accesso da amministratore al sistema già installato
Si attiva condi solito (per esempio sui Pixel) con il comando fastboot flashing unlock, dopo aver acceso «Sblocco OEM» nelle Opzioni sviluppatore; Samsung, Xiaomi e altre marche usano procedure proprie, non fastbootdi solito un programma come Magisk, installato dopo aver sbloccato il bootloader
Si può fare uno senza l'altro?sì: si sblocca il bootloader anche solo per installare una ROM, senza fare il rootsui telefoni moderni richiede quasi sempre prima lo sblocco del bootloader

Cosa puoi fare davvero con il root

Google non pubblica un elenco di vantaggi, perché non promuove il root: quello che segue viene da fonti tecniche di settore, coerenti fra loro, non da una pagina ufficiale.

È una lista di cosa è tecnicamente possibile, non di cosa conviene fare: ogni voce qui sopra ha un costo, spiegato nella sezione dei rischi.
Cosa puoi fareEsempio concreto
Personalizzare a fondotemi, animazioni di avvio, persino l'overclock di CPU e GPU
Togliere il bloatware per davverodisinstallare le app preinstallate che normalmente puoi solo disattivare, non rimuovere
Avere il controllo totale sui file di sistemabackup completi, comprese app e relativi dati — non solo le impostazioni
Bloccare la pubblicità dentro le app scrivendo nel file hostsstrumenti come AdAway, in modalità «modifica hosts», scrivono nel file di sistema hosts: serve il root solo per questo metodo specifico — lo stesso risultato si ottiene anche senza root, con AdAway in modalità VPN (da Android 8) o con un DNS privato come AdGuard DNS (di serie su Android da Android 9)

Le app che si bloccano: banche e Google Wallet

Da gennaio 2025 Google ha dismesso del tutto il vecchio sistema (SafetyNet), sostituendolo con la Play Integrity API (Wikipedia colloca la fine della transizione al 20 maggio 2025): è lei che dice a ogni app se il telefono è «pulito» o modificato. È l'app — non Google — a decidere come reagire a ciascun livello di fiducia: bloccare, limitare o lasciare passare.

La risposta pratica: molte app bancarie continuano a bloccare l'accesso o mostrare un avviso «dispositivo non certificato» sui telefoni con root o bootloader sbloccato rilevato — non abbiamo trovato una pagina ufficiale di una banca italiana che lo scriva esplicitamente, è un comportamento confermato da più fonti di settore concordanti. I pagamenti contactless con Google Wallet non funzionano su telefoni con root, ROM personalizzata, software di fabbrica modificato o bootloader sbloccato (lo dice l'assistenza Google Wallet, riferita ai pagamenti in negozio; altre funzioni come biglietti o carte fedeltà potrebbero non essere toccate); non abbiamo una fonte ufficiale che confermi lo stesso anche per i wallet di criptovalute e per i servizi di streaming, dove è solo plausibile.

Esistono moduli che provano a nascondere il root a queste verifiche, ma non c'è una soluzione stabile: è un rincorrersi continuo fra chi nasconde e chi aggiorna il modo di rilevarlo. Se usi app bancarie, parti dal presupposto che con il root attivo prima o poi smetteranno di funzionare.

Garanzia, sicurezza e il rischio di un telefono bloccato

Con il root attivo, un'app che riesce a sfruttare una falla ottiene accesso a tutto il sistema, non solo ai propri dati: il root non è un virus, ma aumenta il danno possibile se qualcosa va storto. È anche il motivo tecnico per cui la pagina ufficiale dei verdetti della Play Integrity API elenca il root fra i «segni di compromissione del sistema» di un dispositivo.

In Italia la garanzia legale di 2 anni la dà sempre il venditore, qualunque sia la marca: su questo non cambia niente (vedi la sezione legale qui sotto). A cambiare da marca a marca è la garanzia commerciale del produttore — un servizio aggiuntivo e facoltativo — e qui le fonti sono quasi tutte di settore, non le pagine ufficiali dei produttori: trattalo come un orientamento, non come un fatto certo al 100%.

Google Pixel: secondo un blog specializzato, il solo sblocco del bootloader non farebbe perdere la garanzia o la possibilità di assistenza; il root e il flashing di firmware non ufficiali, invece, possono farla perdere se causano un guasto. Non abbiamo trovato una pagina ufficiale Google dedicata alla garanzia che lo confermi.

OnePlus: un titolo di discussione nel forum ufficiale va nella stessa direzione, ma non siamo riusciti a leggerne il contenuto per intero in questa verifica: stessa cautela.

Samsung è il caso più restrittivo. Da One UI 8 (in distribuzione da luglio 2025) Samsung ha tolto la voce «Sblocco OEM» anche sui modelli internazionali: sui Samsung aggiornati oggi il bootloader non si sblocca più in nessun modo. Sui modelli più vecchi, se riesci a sbloccarlo o a fare il root, si attiva in modo permanente e irreversibile un e-fuse — un bit hardware scritto una sola volta dentro il processore, non un chip a parte: il bit «Knox Warranty Void». Da quel momento Samsung Pay (la funzione di pagamento, oggi dentro l'app Samsung Wallet) e Secure Folder restano disattivati per sempre, anche ripristinando il telefono.

C'è infine il rischio di rendere il telefono inutilizzabile — un bootloop (resta in un ciclo di riavvio senza mai partire) o un brick vero e proprio. È un rischio ampiamente noto su tutte le community tecniche, ma nessuna fonte ufficiale lo quantifica: non esiste una percentuale seria da scrivere qui.

Prima regola pratica, qualunque sia il marchio: fai un backup completo prima di toccare bootloader o root. Se qualcosa va storto, i dati sono la parte che non si recupera quasi mai.

È legale farlo?

Negli Stati Uniti il rooting è esplicitamente escluso dal divieto di elusione delle protezioni digitali del DMCA: un'esenzione riconosciuta dall'Ufficio del Copyright USA nel 2010, da rinnovare ogni tre anni.

In Europa, secondo quanto riferito dalla Free Software Foundation Europe — citazione di seconda mano, che cita però una direttiva ormai abrogata (la 1999/44/CE, sostituita dalla 2019/771/UE) — fare il root o il flashing di un dispositivo sarebbe legale, e non farebbe perdere di per sé la garanzia legale di due anni solo perché hai sostituito il sistema operativo. La norma attuale, in Italia, è l'art. 135 del Codice del Consumo (nella versione del D.Lgs. 170/2021): il difetto si presume esistesse già solo se si manifesta entro un anno dalla consegna — dopo il primo anno è il consumatore a dover dimostrare che il difetto c'era già, non più il venditore a dover dimostrare il contrario.

Per l'Italia non abbiamo trovato una fonte specifica sul root: si può presumere che valgano le stesse regole europee recepite dal Codice del Consumo, ma è un'ipotesi, non un fatto verificato.

Questo paragrafo è un orientamento generale, non una consulenza legale: per una risposta certa sul tuo caso, meglio un'associazione di consumatori o un legale.

Domande frequenti

Cos'è il root su Android?

È l'accesso da amministratore dentro il sistema: lo stesso ruolo dell'account «root» su Linux o di «amministratore» su Windows. Dà accesso a file di sistema normalmente bloccati, non solo alle app installate dall'utente.

Qual è la differenza tra root e sblocco del bootloader?

Lo sblocco del bootloader agisce prima che Android parta: è un lucchetto sul firmware che permette di scrivere software non firmato dal produttore. Il root agisce dopo, dentro il sistema già partito, e dà i permessi da amministratore. Sui telefoni moderni il root richiede quasi sempre prima lo sblocco del bootloader, ma si può sbloccare il bootloader senza fare il root (per esempio per installare una ROM come LineageOS).

Con il root posso ancora usare l'app della banca?

Spesso no. La Play Integrity API di Google segnala alle app se il telefono è stato modificato, e sono le app bancarie a decidere di bloccarsi o mostrare un avviso «dispositivo non certificato». Esistono moduli che provano a nascondere il root, ma non c'è una soluzione stabile nel tempo.

Fare il root fa perdere la garanzia?

La garanzia legale di 2 anni, data dal venditore, non dipende dalla marca. A dipendere dal marchio è la garanzia commerciale del produttore, su cui questo paragrafo resta un orientamento da fonti di settore, non una dichiarazione ufficiale dei singoli produttori. Samsung è il caso più restrittivo e meglio documentato: un e-fuse (un bit hardware scritto una sola volta, chiamato Knox Warranty Void) si attiva in modo permanente e irreversibile, disattivando per sempre Samsung Pay e Secure Folder — e dalla One UI 8 (da luglio 2025) sui Samsung non si può più nemmeno sbloccare il bootloader.

Il root può rendere il telefono inutilizzabile?

Sì, il rischio di bootloop (il telefono resta in un ciclo di riavvio senza mai partire) o di brick vero e proprio è ampiamente noto nelle community tecniche, anche se nessuna fonte ufficiale lo quantifica con un numero. Un backup completo prima di iniziare è la precauzione che conta di più.

Fare il root è legale in Italia?

Non abbiamo trovato una fonte specifica italiana: si presume valgano le stesse regole europee, che secondo fonti secondarie renderebbero legale il root e non farebbero perdere la garanzia legale di due anni di per sé. È un orientamento generale, non una consulenza legale.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 19 ottobre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

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