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Come scrivere prompt efficaci per l'IA

Un prompt — il testo con cui chiedi qualcosa a un'intelligenza artificiale — funziona meglio se gli dici quattro cose: chi deve essere, il contesto della tua richiesta, che forma e lunghezza vuoi per la risposta, e (quando puoi) un esempio di come la vuoi. Con questi quattro pezzi la stessa domanda cambia risposta, in meglio.

Fabrizio Picco
scritta il 30 settembre 2026 · si legge in 9 minuti

Chiedi la stessa cosa due volte e ricevi due risposte diverse: una generica e una che sembra scritta apposta per te. Non è fortuna, e non serve saper programmare. È il modo in cui scrivi la richiesta — il prompt — e qui ci sono i pezzi che lo cambiano davvero, con esempi veri di prima e dopo.

Perché la stessa domanda dà risposte diverse

Un'intelligenza artificiale di chat — ChatGPT, Gemini, Copilot — non indovina cosa vuoi: risponde solo a quello che scrivi. Se scrivi poco, risponde in modo generico, perché deve riempire da sola tutti gli spazi che hai lasciato vuoti: per chi scrivi, quanto lungo, in che tono.

Il testo che scrivi per fare una richiesta si chiama prompt — è solo un altro nome per «quello che le hai chiesto». Il nome tecnico per l'arte di scriverlo bene è «prompt engineering»: non ti serve saperlo, ma se lo senti nominare, è esattamente questo.

La buona notizia è che non serve imparare comandi speciali né parole magiche. Bastano quattro accorgimenti, sempre gli stessi, e valgono allo stesso modo su ChatGPT, Gemini e Copilot: sono tutte addestrate a capire istruzioni scritte in italiano normale.

Non stai «programmando» niente: stai spiegando a una persona molto veloce ma senza memoria del contesto cosa ti serve, come faresti con un collaboratore nuovo il primo giorno di lavoro.

I quattro pezzi di un prompt che funziona

Le guide ufficiali di OpenAI e Google, pur scritte per pubblici diversi, confermano gli stessi quattro ingredienti: un ruolo chiaro per chi risponde, il contesto della richiesta, il formato voluto, e un esempio quando serve. Non devi usarle tutte e quattro ogni volta: più il compito è importante o delicato, più conviene metterle tutte.

Non serve mettere in fila tutti e quattro i pezzi come una lista della spesa: bastano due frasi che li contengano. «Scrivimi come un assistente formale una mail di disdetta per [servizio], cliente dal 2023, massimo 5 righe» ha già tre pezzi su quattro dentro una frase sola.
PezzoCosa faEsempio
Il ruolochi deve «essere» l'IA, e per chi scrive«Sei un assistente che scrive email formali in italiano»
Il contestole informazioni che senza di te non ha«per disdire l'abbonamento a [servizio], cliente dal 2023»
Il formatolunghezza, tono, struttura della risposta«massimo 5 righe, tono cortese ma diretto, senza motivare»
L'esempiocome deve essere fatto l'output, se conta«nello stesso stile di questa frase: [incolla un esempio]»
  1. Di' chi deve essere l'IA, e per chi scrive. «Sei un assistente che scrive email formali in italiano» oppure «Rispondimi come spiegheresti a un principiante»: cambia il registro di tutta la risposta, in un colpo solo.
  2. Dai il contesto che altrimenti non ha. Nome del servizio, da quando sei cliente, per chi scrivi, cosa hai già provato. Le due guide ufficiali lo dicono con parole diverse ma dicono la stessa cosa: più contesto dai, meno l'IA deve indovinare.
  3. Di' la lunghezza e il formato che vuoi. «In un paragrafo», «in punti elenco», «in una tabella», «massimo 5 righe»: senza questo, l'IA decide da sola, e quasi sempre scrive più di quanto ti serve.
  4. Fai un esempio, quando il formato conta davvero. Google la chiama «few-shot»: mostrare un esempio di input e output insegna il modello a cui deve assomigliare la risposta, meglio di qualunque descrizione a parole.
  5. Per un compito con più passaggi, spezzalo in più richieste. È un consiglio di Google: un compito complesso va scomposto in più prompt, invece di chiederlo tutto insieme in uno solo. OpenAI ne parla solo per gli agenti che lavorano dentro una stessa esecuzione, non per chi scrive da un'app di chat.

Prompt scritto male, prompt riscritto bene

Tre casi che càpitano a chiunque usi l'IA per il lavoro di tutti i giorni: una mail, un riassunto, delle idee da mettere in ordine. Stessa richiesta, due modi di scriverla.

Il punto in comune dei tre esempi «bene» non è la lunghezza: è che non lasciano nessuna decisione importante all'IA. Chi legge, quanto lungo, che tono, cosa evitare — tutto detto, niente indovinato.
  1. Scrivere un'email. Male: «Scrivimi una mail per disdire l'abbonamento». Bene: «Sei un assistente che scrive email formali in italiano. Scrivimi una mail per disdire l'abbonamento a [nome servizio]: sono cliente dal [mese/anno]. Tono cortese ma diretto, massimo 5 righe, senza spiegare il motivo. Chiudi chiedendo conferma scritta della disdetta.» — la seconda ha ruolo, contesto e formato: la prima lascia decidere tutto all'IA, comprese le informazioni che solo tu conosci.
  2. Riassumere un documento. Male: «Riassumimi questo». Bene: «Riassumi il testo qui sotto in un paragrafo di 3-5 frasi, in italiano semplice, e metti in grassetto i tre numeri più importanti. Chi legge è un collega che non ha tempo di leggere tutto il documento: [incolla il testo]». Dire a chi è rivolto il riassunto (un collega di fretta, non un esperto) cambia quanto l'IA spiega e quanto dà per scontato.
  3. Organizzare idee sparse. Male: «Aiutami a organizzare le mie idee per il lavoro». Bene: «Sei un assistente che organizza progetti di lavoro. Ho queste idee sparse per [nome progetto]: [elenca le idee]. Raggruppale in massimo 4 categorie con un titolo breve ciascuna, e per ognuna scrivi in punti le prime azioni concrete da fare. Formato: solo elenco puntato, niente introduzioni.» — qui l'esempio è il formato stesso della risposta, descritto in anticipo.

Come correggere il tiro senza ricominciare

Il primo tentativo raramente è quello giusto, e va bene così: il modo giusto di migliorare una risposta non è buttarla e riscrivere tutto da capo, è correggerla.

Lo conferma anche Google Workspace: se il risultato non convince, conviene intervenire sui prompt successivi per perfezionarlo, invece di ripartire da zero.
  1. Continua la stessa conversazione, non aprirne una nuova. L'IA ha ancora davanti la sua risposta e la tua richiesta originale: puoi correggere un pezzo solo, invece di rispiegare tutto.
  2. Di' cosa non va, non solo che non va bene. «Troppo lunga, tagliala a metà» oppure «Troppo formale, scrivila come parleresti a un amico» funzionano; «non mi piace» no, perché lascia l'IA a indovinare di nuovo.
  3. Correggi un aspetto alla volta. Prima la lunghezza, poi il tono, poi i dettagli: chiedere troppe correzioni insieme spesso ne fa sistemare bene solo una.
  4. Se la direzione è sbagliata fin dall'inizio, è l'unico caso in cui conviene ripartire: a quel punto aggiungi al nuovo prompt il pezzo che mancava (di solito il contesto), invece di sperare che la correzione la trovi da sola.

Gli errori più comuni, e uno che quasi nessuno dice

Cinque cose che, tolte, risolvono la maggior parte delle risposte deludenti.

Il punto sulla memoria delle chat è quello che quasi nessun elenco online scrive, ed è quello che spiega perché a volte l'IA sembra «essersi dimenticata» di qualcosa che avevi già detto: probabilmente lo avevi detto in un'altra chat, o in un servizio dove la memoria va accesa a mano.
  1. Descrizioni vaghe invece di misure precise. «Abbastanza corto» significa cose diverse per te e per l'IA: «un paragrafo di 3-5 frasi» o «massimo 100 parole» non lascia spazio a interpretare. Non è una regola scritta da un produttore, è buon senso: più il numero è preciso, meno probabilità c'è di doverlo correggere dopo.
  2. Dare per scontato che l'IA sappia chi sei. Il tuo lavoro, il destinatario, cosa hai già provato: se non lo scrivi tu, quella informazione semplicemente non esiste per l'IA, in quella conversazione.
  3. Un prompt-elenco della spesa, con dieci richieste diverse buttate lì insieme. Google lo dice esplicitamente: un compito alla volta, o spezzato in più richieste in sequenza — OpenAI ne parla solo per gli agenti, non per chi scrive da un'app di chat.
  4. Pensare che l'IA «ricordi» una conversazione diversa. Dipende dal servizio: su Gemini la memoria delle chat passate (si chiama «Memoria») è attiva di norma in Italia da fine aprile 2026 — non per gli account di lavoro Workspace, né per i minori di 18 anni; su ChatGPT è attiva di default fuori dall'Unione Europea, mentre in Europa va di solito accesa a mano nelle impostazioni. Se non sei sicuro di cosa ricorda, controllalo prima di darlo per scontato, e se una cosa conta ripetila nella conversazione in cui ti serve.
  5. Ricominciare da capo invece di correggere. Come visto nella sezione precedente: ripartire costa più tempo che correggere un pezzo solo, e perdi il contesto che la conversazione aveva già costruito.

Domande frequenti

Cos'è un prompt?

È il testo che scrivi per fare una richiesta a un'intelligenza artificiale — la domanda stessa. «Scrivere un prompt» vuol dire scrivere bene quella richiesta, non un comando speciale da imparare.

Cos'è il «prompt engineering»?

È il nome tecnico per l'arte di scrivere richieste efficaci alle intelligenze artificiali. Non serve un corso: per l'uso di tutti i giorni bastano quattro accorgimenti — dire chi deve essere l'IA, dare il contesto, dire il formato voluto, e fare un esempio quando conta.

Come si scrive un prompt efficace per ChatGPT?

Allo stesso modo che per Gemini o Copilot: dandogli un ruolo («sei un assistente che...»), il contesto della tua richiesta, la lunghezza o il formato che vuoi, e se possibile un esempio di come deve essere la risposta. Le guide ufficiali di OpenAI e Google confermano tutte e quattro queste indicazioni, anche se con parole diverse.

Perché l'intelligenza artificiale non capisce cosa voglio?

Quasi sempre perché il prompt è troppo generico: manca il contesto (chi sei, per chi scrivi, cosa ti serve davvero) oppure il formato desiderato (quanto lungo, che tono). L'IA non indovina: riempie gli spazi vuoti a modo suo, e il risultato è una risposta corretta ma generica.

Devo per forza scrivere «Sei un esperto di…»?

No, ma aiuta quando il tono o il livello di dettaglio contano: dire chi deve «essere» l'IA e per chi scrive orienta tutta la risposta in un colpo solo. Per una domanda semplice e veloce puoi saltarlo.

Il prompt funziona uguale su ChatGPT, Gemini e Copilot?

Sì, negli stessi quattro punti di base: tutte e tre capiscono istruzioni scritte in italiano normale e rispondono meglio con ruolo, contesto, formato ed esempi. Le differenze tecniche fra i servizi non cambiano questa parte, che riguarda come scrivi tu, non quale IA usi.

L'intelligenza artificiale si ricorda quello che le ho detto ieri?

Dipende dal servizio. Su Gemini la memoria delle chat passate è attiva di norma in Italia da fine aprile 2026 (non per gli account Workspace né per i minori di 18 anni). Su ChatGPT è attiva di default fuori dall'Unione Europea, mentre in Europa va di solito accesa a mano nelle impostazioni. In ogni caso conviene controllare le impostazioni del servizio che usi, non darlo per scontato, e se una cosa conta ripetila nella conversazione in cui ti serve.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 30 settembre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

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