Computer

Deepfake: cos'è e come riconoscerlo

Un deepfake è un video, una foto o un audio falso creato con l'intelligenza artificiale, che sovrappone un volto a un altro corpo o riproduce la voce di una persona vera. Nessun segnale lo smaschera da solo: fra gli indizi più citati ci sono postura, luci e ombre trascurate e la sincronizzazione fra voce e labbra — e dal 10 ottobre 2025 diffonderne uno senza consenso, causando un danno, è un reato in Italia (fino a 5 anni di reclusione).

Fabrizio Picco
scritta il 30 settembre 2026 · si legge in 7 minuti

Hai visto o ricevuto un video, un audio o una foto che ti sembrano veri ma qualcosa non torna, e vuoi sapere se è un deepfake — o vuoi solo sapere cos'è prima che ti capiti. Qui trovi cosa sono davvero, i segnali che oggi funzionano ancora (e perché nessuno è definitivo), cosa dice la legge italiana da ottobre 2025, e cosa fare se ne sei vittima.

Cos'è un deepfake

La parola nasce dall'unione di deep learning (il tipo di intelligenza artificiale che lo rende possibile) e fake, falso. Sono video, foto e audio falsi creati con software di intelligenza artificiale che sovrappongono il volto di una persona sul corpo di un'altra, o che riproducono voce, tono e cadenza di qualcuno che quelle parole non le ha mai dette.

Non è più un lavoro da esperti con attrezzatura costosa: gli strumenti che li creano sono oggi alla portata di chiunque, ed è uno dei motivi per cui il fenomeno è cresciuto così in fretta.

Non esiste un solo tipo di deepfake: si va dal video di un politico che dice cose mai dette, alla voce clonata di un familiare al telefono, fino alla foto di una persona reale montata in un contesto falso.

I segnali per riconoscerlo (e perché non bastano da soli)

Prima di leggerli: questi segnali sono indicativi, non definitivi. I deepfake migliorano in continuazione, e un segnale che oggi funziona può smettere di funzionare fra un anno — è la stessa onestà che vale per il phishing: chi promette un elenco di trucchi infallibili sta vendendo una sicurezza che non esiste.

Tre cose da fare sempre, oltre a guardare i dettagli: verifica l'autorevolezza della fonte che ha pubblicato il contenuto, controlla se altri media indipendenti riportano la stessa notizia, e guarda il video o l'audio con spirito critico invece di condividerlo d'istinto.
  1. Il volto è curato, il resto no. Chi crea un deepfake mette quasi tutto lo sforzo sul viso: guarda invece la postura del corpo e le luci e le ombre dell'immagine, che restano spesso trascurate e fuori posto.
  2. Il movimento degli occhi e il battito delle ciglia. Sono fra le cose più difficili da riprodurre artificialmente: occhi troppo fissi, che sbattono le palpebre in modo innaturale o troppo poco, sono un segnale.
  3. I denti. La loro definizione è un altro dettaglio che l'IA fatica a rendere in modo naturale: bordi troppo uniformi o sfocati quando il resto del volto è nitido.
  4. La sincronizzazione fra voce e labbra. Una perfetta corrispondenza fra quello che si sente e il movimento della bocca è difficile da ottenere, e uno scarto anche piccolo è un campanello d'allarme.

Come vengono usati per fare danno

I tre usi dannosi più diffusi, nello stesso ordine della fonte della Polizia Postale:

  1. Contenuti pornografici non consensuali: il volto di una persona reale montato su un corpo che non è il suo, senza il suo consenso.
  2. Disinformazione: video o audio di personaggi pubblici che dicono cose mai dette, costruiti per sembrare notizie vere.
  3. Truffe e finti investimenti: la voce o il volto clonati di una persona conosciuta (un dirigente, un familiare, un volto noto) per convincere qualcuno a fare un bonifico o un investimento falso.

Cosa dice la legge italiana

Dal 10 ottobre 2025 è in vigore la Legge 132/2025, la prima legge italiana sull'intelligenza artificiale, che ha introdotto nel Codice Penale il nuovo reato di «illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale» (articolo 612-quater).

Punisce con la reclusione da 1 a 5 anni chi causa un danno ingiusto diffondendo, senza il consenso della persona interessata, immagini, video o voci falsificate con l'intelligenza artificiale e idonee a ingannare sulla loro genuinità. La Legge 132/2025 è descritta come la prima legge nazionale organica sull'intelligenza artificiale approvata in un Paese dell'Unione Europea — non come il primo reato specifico sui deepfake: la Francia ne ha uno dal maggio 2024.

Se sei vittima di un deepfake: cosa fare

Se hai scoperto un contenuto falso che ti ritrae, o che ritrae qualcuno che conosci, due strade — non alternative, si possono fare entrambe.

Attenzione a non confondere due cose diverse. Le 48 ore citate sopra esistono davvero, ma riguardano solo le segnalazioni su singoli contenuti sessualmente espliciti (art. 144-bis). Il potere di bloccare l'accesso a un'intera piattaforma dall'Italia è un'altra cosa: il Garante italiano, in un comunicato ufficiale del 6 maggio 2026, ha semmai chiesto di averlo, proprio perché oggi non lo ha ancora — per quel caso nessun termine fisso è oggi previsto per legge.
  1. Querela alla Polizia Postale, ai Carabinieri o in Procura: di regola serve la querela della vittima, ma si procede d'ufficio (senza querela) se la vittima è minorenne o incapace, è una pubblica autorità, o se c'è un altro reato collegato. Si può consegnare di persona, tramite un incaricato, per raccomandata con firma autenticata, o depositarla in via telematica con un avvocato. Sul sito della Polizia Postale (commissariatodips.it) si può fare online solo una segnalazione, utile come prima pista per gli investigatori, ma che non sostituisce la querela.
  2. Se il contenuto è sessualmente esplicito, segnalazione d'urgenza al Garante Privacy (servizi.gpdp.it): l'art. 144-bis del Codice della privacy prevede che il Garante decida entro 48 ore dalla segnalazione. La norma è nata per il revenge porn (contenuti intimi diffusi senza consenso) e non nomina espressamente i deepfake generati dall'IA: va usata, ma senza darla per certa al cento per cento.
  3. Reclamo al Garante per la protezione dei dati personali (gpdp.it): il Garante segue da vicino il fenomeno e ha già agito contro piattaforme che generavano deepfake non consensuali, per esempio Clothoff nell'ottobre 2025 (un provvedimento sul trattamento dei suoi dati, con i poteri ordinari del Garante — diverso dal bloccare l'accesso alla piattaforma, vedi nota).

Domande frequenti

Cos'è esattamente un deepfake?

Un video, una foto o un audio falso creato con l'intelligenza artificiale, che sovrappone il volto di una persona su un altro corpo o ne riproduce la voce facendole dire cose mai dette.

Come si riconosce un deepfake?

Non esiste un segnale definitivo, ma alcuni indizi aiutano: postura del corpo, luci e ombre trascurate rispetto al volto, il movimento degli occhi e il battito delle ciglia, la definizione dei denti, e soprattutto la sincronizzazione fra voce e labbra. Vanno sempre uniti al controllo della fonte e a un confronto con altre notizie.

I deepfake sono reato in Italia?

Sì, dal 10 ottobre 2025: la Legge 132/2025 ha introdotto l'articolo 612-quater del Codice Penale, che punisce con la reclusione da 1 a 5 anni chi diffonde senza consenso, causando un danno, contenuti falsificati con l'IA idonei a ingannare sulla loro autenticità.

È vero che il Garante Privacy ha 48 ore per intervenire su un deepfake?

Dipende da cosa chiedi. Per un'immagine o un video sessualmente esplicito diffuso senza consenso, l'art. 144-bis del Codice della privacy dà al Garante 48 ore per decidere su una segnalazione del singolo contenuto — la norma però è nata per il revenge porn e non nomina espressamente i contenuti generati con l'IA, quindi non è scontato al cento per cento che si applichi a ogni deepfake. Il potere di bloccare dall'Italia l'accesso a un'intera piattaforma è un'altra cosa, e il Garante lo ha solo chiesto al legislatore (comunicato del 6 maggio 2026): oggi non lo ha ancora, e per quel caso non è previsto nessun termine fisso.

Cosa faccio se scopro un deepfake che mi ritrae?

Per sporgere querela — di regola necessaria, ma si procede d'ufficio senza querela se la vittima è minorenne o incapace — rivolgiti alla Polizia Postale, ai Carabinieri o in Procura (di persona, tramite un incaricato, per raccomandata con firma autenticata, o con un avvocato in via telematica): online sul sito della Polizia Postale si può fare solo una segnalazione, che non la sostituisce. Se il contenuto è sessualmente esplicito puoi anche segnalarlo al Garante Privacy su servizi.gpdp.it, che per questi casi decide entro 48 ore.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 30 settembre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

Continua da qui