Computer

AI detector: come capire se un testo è scritto dall'IA

I rilevatori di testo IA (i cosiddetti «AI detector») non sono affidabili al 100%, e non lo dice un critico ma uno dei produttori stessi: fra le frasi che Turnitin segnala come scritte dall'IA, circa il 4% potrebbero in realtà essere umane. Uno studio di Stanford ha trovato che i rilevatori sbagliano ancora di più con chi scrive in una lingua che non è la sua: in media il 61,2% dei saggi di studenti non madrelingua è stato segnalato come «scritto dall'IA» quando non lo era. Questa guida spiega come funzionano, quanto ci si può fidare davvero, e cosa fare prima di trattare un punteggio come una prova.

Fabrizio Picco
scritta il 30 settembre 2026 · si legge in 9 minuti

Hai in mano un testo — una mail sospetta, il compito di uno studente, una recensione che sembra artificiale — e vuoi sapere se l'ha scritto un'intelligenza artificiale. Prima di incollarlo in un rilevatore e fidarti del numero che esce, conviene sapere una cosa che quasi nessuno strumento scrive in grande sulla propria pagina: anche i produttori ammettono di sbagliare, e sbagliano di più proprio nei casi in cui un errore costa di più.

Come funzionano, in poche parole

Un AI detector legge un testo e restituisce una percentuale o un punteggio: quanto quel testo «somiglia» a qualcosa scritto da un modello linguistico. Non legge la mente di chi scrive: guarda solo pattern statistici nel testo stesso.

Il metodo più citato è basato su due misure: la perplexity, cioè quanto ogni parola è prevedibile rispetto a quelle prima — un testo molto prevedibile somiglia a come scrive un modello — e la burstiness, cioè quanto variano lunghezza e complessità delle frasi: la scrittura umana tende a essere più irregolare, quella di un'IA più uniforme.

Questo però non è più l'unico metodo, e non tutti i rilevatori lo usano allo stesso modo oggi: alcuni sono passati a classificatori addestrati su milioni di testi veri, invece di guardare solo queste due misure. Il punto che conta resta lo stesso: è sempre una stima statistica, mai una lettura diretta di chi ha scritto cosa.

Nessuno strumento ha accesso alla cronologia di scrittura, a meno che gliela si dia esplicitamente (per esempio la cronologia versioni di Google Docs). Il punteggio si basa solo sul testo finale che gli viene incollato.

Quanto ci si può fidare: i numeri veri

Questi numeri non vengono da chi critica i rilevatori: li dichiarano gli stessi protagonisti — Turnitin sul proprio blog e OpenAI sul proprio classificatore ritirato — oppure uno studio universitario indipendente (Stanford), pubblicato su una rivista scientifica.

OpenAI non ha più un proprio rilevatore dal 2023 — l'ha ritirato lei stessa, non è stato tolto da qualcun altro — proprio per l'accuratezza troppo bassa. Non è chiaro se quei numeri (26%/9%) sarebbero diversi con la tecnologia di oggi: nessuna fonte successiva l'ha aggiornato, quindi il dato resta quello del 2023.
FonteCosa hanno misuratoRisultato
Turnitin (dati propri)falsi positivi su un intero documento, test su 800.000 documenti pre-GPTmeno dell'1%, e solo sopra il 20% di testo segnalato
Turnitin (dati propri)fra le frasi segnalate come IA, quante sono in realtà scritte da una personacirca il 4%
Stanford / Patterns (2023)saggi TOEFL (esame di inglese per non madrelingua) segnalati come «scritti dall'IA»in media 61,2%, senza esserlo
Stanford / Patterns (2023)88 temi di studenti americani di terza media (madrelingua)accuratezza «quasi perfetta» secondo gli autori, ma comunque il 5,2% segnalati per errore in media
OpenAI (classificatore proprio, ritirato nel 2023)test interni su testi di provenienza notariconosceva solo il 26% dei testi IA; segnalava come IA il 9% dei testi umani
  1. I numeri non si confrontano fra loro alla lettera: sono test diversi, su strumenti diversi, con metodi diversi. Quello che confermano tutti e tre, insieme, è la stessa cosa: i falsi positivi esistono davvero, non sono un'ipotesi di chi diffida della tecnologia.
  2. Il 4% di Turnitin non vuol dire «il 4% dei testi umani viene segnalato per errore». Vuol dire che, fra le frasi che Turnitin ha già evidenziato come scritte dall'IA, circa 4 su 100 potrebbero essere umane — Turnitin stessa segnala che la maggior parte di questi casi è in documenti misti, dove c'è comunque del testo scritto davvero dall'IA accanto.
  3. Sotto il 20% di testo segnalato, Turnitin stessa aggiunge un asterisco (*%) al punteggio (che resta visibile) per dire che è meno affidabile: è il produttore che chiede prudenza sul proprio prodotto.

Chi rischia di più: chi scrive in una lingua non sua

Il dato più importante di tutta questa guida, ed è anche il meno raccontato: i falsi positivi non si distribuiscono allo stesso modo su tutti. Lo studio di Stanford ha trovato che chi scrive in una lingua che non è la propria rischia molto di più.

Gli stessi autori dello studio, non un commento esterno, raccomandano cautela nell'usare questi strumenti in contesti scolastici o valutativi — cioè proprio dove vengono usati più spesso.
  1. La causa tecnica: chi scrive in una seconda lingua tende a usare un lessico più semplice e frasi più ripetitive — non perché scriva peggio, ma perché conosce meno sinonimi e costruzioni alternative. Ai rilevatori basati sulla «perplexity», questo somiglia al modo in cui scrive un modello linguistico.
  2. La prova che lo conferma: nello stesso studio, quando i ricercatori hanno fatto «arricchire» da ChatGPT il lessico degli stessi saggi TOEFL — stesso contenuto, parole più varie — il tasso di falsi positivi è sceso dal 61,2% all'11,8%. Il testo era in gran parte quello originale della persona, solo con il lessico arricchito dall'IA: eppure è bastato per far crollare quanto «somigliava» stilisticamente a un testo scritto da un modello.
  3. Non riguarda solo chi studia una lingua straniera. Lo stesso meccanismo può colpire chi scrive in modo semplice per abitudine, chi scrive testi tecnici molto standardizzati, o chi usa un correttore che uniforma lo stile.

Gli strumenti che esistono, senza sceglierne uno

Non è un elenco completo né una classifica: sono due nomi noti, citati come esempio di due ambiti diversi in cui questi strumenti si usano. Nessuna preferenza, nessuna affiliazione.

Manca qui, dichiarato apposta: un elenco aggiornato e imparziale di strumenti gratuiti pensati per il pubblico generale. La maggior parte dei nomi che circolano online sono a pagamento, richiedono un account scuola o azienda, o hanno limiti che cambiano spesso — verificarli uno per uno con onestà è un lavoro a parte, non fatto in questa guida.
StrumentoAmbito tipicoAccesso
GPTZerouso generale, editoria, alcune scuolepiano gratuito fino a 10.000 parole al mese (pagina ufficiale dei prezzi)
Turnitinscuole e universitànon si usa come privati: solo tramite l'account fornito dall'istituto

Cosa fare prima di trattarlo come una prova

Che tu sia stato segnalato per errore o che tu stia valutando il testo di qualcun altro, i numeri di questa guida portano alla stessa conclusione pratica.

La cosa più semplice da ricordare, riassunta in una frase: un AI detector è un indizio, non un verdetto — e lo dice, nei numeri, anche chi questi strumenti li costruisce.
  1. Un punteggio da solo non è una prova. Nemmeno il produttore più prudente (Turnitin) si fida di un punteggio sotto il 20% (lo marca con un asterisco), e uno studio indipendente, in media su sette rilevatori diversi, ha segnalato come scritti dall'IA più di sei saggi umani su dieci, scritti da persone non madrelingua.
  2. Se sei tu ad essere stato segnalato, cerca prove che esistono a prescindere dal detector: la cronologia delle versioni del documento (Google Docs e Word la tengono), bozze precedenti, appunti di ricerca, email in cui ne parlavi prima di scriverlo.
  3. Se stai valutando il testo di qualcun altro — uno studente, un candidato, un collaboratore — usa il punteggio come uno spunto per parlarne con la persona, mai come una sentenza automatica. E tieni conto che chi scrive in una lingua che non è la propria, o scrive in modo molto semplice, parte già svantaggiato da come funziona lo strumento.
  4. Non ha senso «ingannare» un detector riscrivendo un testo generato dall'IA fino a renderlo irriconoscibile: non risolve il problema di fondo (se quel testo va bene o no per l'uso che se ne fa), sposta solo il numero che esce.

Domande frequenti

Gli AI detector sono affidabili al 100%?

No, e non lo dice solo chi li critica: Turnitin, uno dei produttori, dichiara sul proprio blog che, fra le frasi che segnala come scritte dall'IA, circa il 4% potrebbero in realtà essere umane (sulle frasi già segnalate, non su tutte). Uno studio indipendente di Stanford, su una misura diversa — quanti saggi umani vengono segnalati come scritti dall'IA — ha trovato oltre il 60% su categorie specifiche di testi: i due numeri non si confrontano alla lettera, vedi sotto. Vanno usati come indizio, non come prova.

Perché gli AI detector sbagliano di più con chi scrive in una lingua che non è la sua?

Perché molti rilevatori si basano sulla «perplexity», cioè quanto un testo è prevedibile: chi scrive in una seconda lingua tende a usare un lessico più semplice e frasi più ripetitive, e questo somiglia al modo in cui scrive un modello linguistico. Uno studio di Stanford ha misurato un tasso di falsi positivi del 61,2% in media su saggi TOEFL (l'esame di inglese per chi non è madrelingua) di studenti non madrelingua.

OpenAI aveva un proprio rilevatore di testo IA?

Sì, ma lo ha ritirato il 20 luglio 2023, dopo appena sei mesi, dichiarando lei stessa una «bassa accuratezza»: riconosceva solo il 26% dei testi scritti da un'IA e segnalava come IA il 9% dei testi scritti da persone vere. Da allora OpenAI non ha più un proprio strumento di questo tipo.

Turnitin è affidabile per scoprire se un compito è scritto dall'IA?

È uno degli strumenti più usati nelle scuole, e dichiara tassi di falsi positivi bassi a livello di intero documento (meno dell'1%, sopra il 20% di testo segnalato). A livello di singola frase il numero che circola è circa il 4%, ma riguarda solo le frasi già segnalate come scritte dall'IA — non dice che il 4% dei testi umani viene segnalato per errore. Sotto il 20%, il punteggio resta visibile ma con un asterisco (*%) accanto, per dire che è meno affidabile.

Come funzionano gli AI detector?

Analizzano il testo cercando pattern statistici tipici della scrittura di un modello linguistico — quanto le parole sono prevedibili, quanto variano lunghezza e complessità delle frasi — e restituiscono un punteggio. Non leggono la mente di chi scrive: è sempre una stima, non una lettura diretta.

Un AI detector può essere usato come prova per accusare qualcuno di aver usato l'IA?

Da solo, no: sia un produttore (Turnitin) sia uno studio universitario indipendente (Stanford) documentano falsi positivi reali, più frequenti proprio in situazioni comuni — come scrivere in una lingua che non è la propria. Un punteggio va trattato come uno spunto per parlarne con la persona, mai come una sentenza automatica, specie a scuola o al lavoro dove un errore ha conseguenze vere.

Esistono AI detector gratuiti?

Alcuni offrono un piano gratuito con un tetto di parole al mese — GPTZero, per esempio, fino a 10.000 parole al mese — ma un elenco completo e imparziale di strumenti gratuiti per il pubblico generale non è stato verificato in questa guida: molti dei nomi che circolano online sono a pagamento o richiedono un account scuola/azienda.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 30 settembre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

Continua da qui