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Il tuo sito WordPress è hackerato: cosa fare adesso

Il sito è compromesso se reindirizza altrove, mostra pagine che non hai creato o Google lo segnala come pericoloso. Prima cosa da fare, subito: cambia tutte le password — WordPress, hosting, FTP — e metti il sito offline (non basta un plugin di manutenzione: deve bloccarlo da fuori, per esempio il tuo hosting). Poi scansiona dentro il sito con un plugin come Wordfence o Sucuri Security per trovare i file infetti: uno scanner esterno come SiteCheck non li vede.

Fabrizio Picco
aggiornata il 2 novembre 2026 · si legge in 10 minuti

Il tuo sito reindirizza a un indirizzo che non conosci, mostra pagine che non hai mai scritto, oppure l’hosting ti ha scritto una mail che dice «violazione» e il sito non si apre più. Hai il problema in corso, non il tempo per leggere un trattato di sicurezza. Qui trovi solo quello che serve adesso: come fermare il danno nei prossimi minuti, come capire da dove è entrato chi ha attaccato, come tornare in piedi — anche senza un backup pronto — e cosa fare se è stato Google ad accorgersene prima di te.

I segnali che il sito è stato compromesso

Google, che si occupa di questo ogni giorno su milioni di siti, divide i casi in quattro famiglie. Riconoscerle aiuta a capire cosa è successo e cosa cercare quando pulisci.

Il sito reindirizza altrove. Un codice inserito manda alcuni visitatori su un altro sito, spesso solo da certi apparecchi o solo se arrivano da Google — per questo tu, aprendo il sito dal tuo computer con cui ci lavori sempre, puoi non vederlo per giorni.

Compaiono pagine che non hai scritto tu. Pagine nuove di spam o finte farmacie, finti negozi, link a tutt’altro: servono a chi attacca per guadagnare posizioni su Google, non a te.

Dentro le tue pagine vere c’è qualcosa che non si vede a occhio. Testo o collegamenti nascosti con un trucco di stile (colore uguale allo sfondo, dimensione zero): li legge solo il motore di ricerca.

Il codice di una pagina esistente è stato modificato. Qualcuno ha aggiunto una riga dentro un file che già esisteva, invece di crearne uno nuovo — più difficile da notare scorrendo l’elenco dei file.

Se il tuo hosting ti ha sospeso il sito con una mail che parla di «violazione» o «malware», non è una svista: quasi sempre è perché i suoi controlli hanno trovato uno dei quattro segnali sopra. Vale la pena chiedere all’assistenza cosa hanno trovato, non solo chiedere di riattivare.

I primi passi, nei prossimi minuti

In questo ordine, prima di metterti a cercare il file incriminato: fermare il danno viene prima di capire cos’è successo.

L’ordine conta: cambiare le password prima di pulire il sito evita che chi ti ha attaccato rientri con le vecchie credenziali mentre stai ancora lavorando.
  1. Cambia tutte le password collegate al sito, non solo quella di WordPress: amministratore WordPress, pannello dell’hosting, FTP/SSH e, se sai dove si trova, anche quella del database. Chi è entrato una volta spesso ha lasciato più di un modo per rientrare.
  2. Metti il sito offline, ma da fuori: molti hosting hanno un bottone apposito nel pannello, oppure si può far puntare il dominio a una pagina statica su un altro server. Un plugin di manutenzione non basta: gira dentro lo stesso WordPress infetto, e un reindirizzamento nascosto nei file continua a funzionare lo stesso. Non serve spegnerlo per sempre: serve smettere di mostrare ai visitatori le pagine compromesse mentre lavori.
  3. Controlla gli utenti amministratori: vai in Utenti su WordPress e guarda se c’è un account che non hai creato tu. Chi attacca spesso si crea un suo amministratore per rientrare anche dopo che hai cambiato le password — se ne trovi uno sconosciuto, cancellalo.
  4. Scrivi subito quello che ricordi: ultimo plugin installato, ultima modifica al tema, se hai notato qualcosa di strano nei giorni prima. Serve dopo, per capire da dove è entrato chi ha attaccato.
  5. Contatta l’assistenza del tuo hosting: molti hanno già visto il tuo stesso attacco su altri siti e sanno dirti se il problema è nel sito o in qualcosa condiviso con altri clienti dello stesso server.
  6. Scansiona anche il tuo computer, non solo il sito. Chi amministra WordPress spesso ha le credenziali salvate nel browser: un virus sul computer può averle rubate da lì, e se non lo trovi ti rientra nel sito appena l’hai pulito.

Capire se è un plugin o un tema vulnerabile

La maggior parte degli attacchi a WordPress non passa da una password indovinata: passa da un plugin o un tema con una falla nota, non aggiornato. Capire quale è il primo passo per chiuderla, non solo per pulire il sintomo.

Non serve essere uno sviluppatore per usare questi strumenti: si inserisce l’indirizzo del sito e si legge il rapporto.

Esistono anche servizi di scansione e pulizia a pagamento (Sucuri li vende come proprio servizio): sono un’opzione in più, utile se il sito genera reddito e non hai tempo di seguire la pulizia a mano — ma non l’unica strada. Gli scanner-plugin gratuiti sopra bastano per trovare i file coinvolti nella maggior parte dei casi; uno scanner solo esterno come SiteCheck, da solo, non li trova.
StrumentoCostoCosa controlla
Sucuri SiteCheckGratuito, nessun accountMalware, presenza in liste nere dei motori di ricerca, software non aggiornato — scansiona il sito da fuori
WPScanGratuito per una scansione singola dal sitoVulnerabilità note nel core di WordPress, nei plugin e nei temi installati
Jetpack ProtectPlugin gratuito, dentro WordPressStessi dati di WPScan, installato e sempre attivo nel sito
VirusTotalGratuitoSe l’indirizzo del sito è già segnalato da altri motori di sicurezza oltre a Google
  1. Scansiona il sito da fuori con SiteCheck (sitecheck.sucuri.net): ti dice se è in una lista nera o ha malware visibile, ma non vede i file infetti sul server.
  2. Per trovare i file infetti serve uno scanner che gira dentro il sito, installato come plugin: Wordfence, Sucuri Security, Quttera o GOTMLS (quelli indicati dalla FAQ ufficiale di WordPress.org).
  3. Nel rapporto guarda se viene nominato un plugin o un tema specifico con una vulnerabilità nota: è quasi sempre la porta da cui è entrato chi ha attaccato. Disattivalo appena lo trovi, anche prima di pulire il resto.
  4. Se hai accesso a FTP o al gestore file dell’hosting, guarda quali file sono stati modificati nei giorni vicini alla scoperta del problema: è l’indizio più diretto, anche senza saperli leggere riga per riga.
Esempio di rapporto di scansione, con malware e spam iniettato segnalati in rosso e giallo (illustrazione ricostruita, non uno screenshot reale)
Esempio di rapporto di scansione, con malware e spam iniettato segnalati in rosso e giallo (illustrazione ricostruita, non uno screenshot reale)

Il ripristino da un backup pulito

Se hai un backup di prima dell’attacco, è il modo più rapido per tornare a un sito pulito — con un’attenzione.

Controlla la data del backup rispetto a quando pensi sia iniziato il problema. Se non lo sai con certezza, meglio un backup più vecchio ma sicuramente pulito che uno recente che potrebbe contenere già la falla sfruttata.

Senza un backup, la pulizia manuale — confrontare ogni file con una copia pulita della stessa versione, togliere il codice iniettato — è un lavoro lungo e che richiede attenzione. Per chi non è uno sviluppatore, le due strade sensate sono: installare uno scanner-plugin gratuito (Wordfence, Sucuri Security, Quttera o GOTMLS) per farsi indicare i file coinvolti, oppure, se il sito è importante e il tempo manca, valutare un servizio di pulizia professionale — a pagamento, il prezzo varia secondo il fornitore e non viene indicato qui per non scrivere un numero non verificato. Attenzione a un segnale preciso: il codice infetto può stare anche nel database, non solo nei file. Se un file che hai cancellato ricompare poco dopo, non cancellarlo di nuovo: vuol dire che una copia nascosta altrove lo sta rimettendo, ed è il momento di ripristinare un backup o chiedere aiuto professionale.
  1. Prima di ripristinare, fai una copia del sito infetto così com’è (file e database): anche se è compromesso, ti serve come riferimento se qualcosa nel ripristino non torna, o se vuoi capire dopo cosa era stato modificato.
  2. Scegli un backup fatto prima della data in cui pensi sia iniziato l’attacco (vedi la sezione sopra: cosa ricordi di aver installato o cambiato).
  3. Ripristinalo seguendo la procedura del tuo hosting o del tuo plugin di backup — molti hanno un bottone «ripristina» dedicato.
  4. Dopo il ripristino, aggiorna subito WordPress, i plugin e il tema al loro ultimo numero di versione: un backup pulito riporta anche le versioni vecchie, comprese le falle che avevano.
  5. Rifai la scansione gratuita (sezione sopra) sul sito appena ripristinato, prima di considerarlo chiuso.
  6. Cambia di nuovo tutte le password, anche se le avevi già cambiate a inizio pulizia: è il passo che si dimentica più spesso, e serve a escludere chiunque fosse rimasto collegato. Rigenera anche le chiavi segrete nel file wp-config.php (si generano gratis su api.wordpress.org/secret-key/1.1/salt/ e si incollano al posto di quelle vecchie): forzano la disconnessione di chiunque avesse ancora una sessione aperta.

Se Google ha segnalato il sito come pericoloso

Se chi visita il tuo sito vede un avviso rosso («Questo sito potrebbe danneggiare il tuo computer» o simili) o il sito è sparito dai risultati di ricerca, il problema compare nel rapporto Problemi di sicurezza di Google Search Console, insieme al tipo esatto (contenuto hackerato, malware, pagine ingannevoli).

Prima di chiedere la revisione a Google, devi aver già fatto tutto il resto: sito pulito, falla chiusa (il plugin o tema vulnerabile aggiornato), e le pagine di nuovo raggiungibili normalmente — non bloccate per sbaglio da un noindex o dal file robots.txt messo durante la pulizia.

Se la revisione viene approvata, Google dice di togliere l’avviso entro 72 ore. Non chiederla troppo presto: se il problema c’è ancora, il sito resta segnalato più a lungo (lo scrive Google stesso nella sua guida).
Tipo di problema segnalatoTempo di risposta indicato da Google
Pagine ingannevoli (phishing)circa un giorno
Malwarequalche giorno
Contenuto hackerato con spamfino a diverse settimane
  1. Apri Google Search Console e vai al rapporto Problemi di sicurezza del tuo sito.
  2. Leggi quale tipo di problema è segnalato: cambia la richiesta da fare e anche quanto tempo ci vorrà per la risposta.
  3. Premi il bottone Richiedi esame, e descrivi davvero cosa hai fatto per risolvere — non basta scrivere «ho sistemato», Google vuole sapere cosa hai tolto o cambiato.
L'avviso di sito hackerato nel rapporto Problemi di sicurezza di Search Console, con il bottone per richiedere la revisione (illustrazione ricostruita, non uno screenshot reale)
L'avviso di sito hackerato nel rapporto Problemi di sicurezza di Search Console, con il bottone per richiedere la revisione (illustrazione ricostruita, non uno screenshot reale)

Prevenzione minima per il futuro

Quattro cose, nessuna delle quali richiede di saper programmare, che chiudono la maggior parte delle porte da cui si entra in un sito WordPress.

Chiedi al tuo hosting se i permessi dei file del sito sono impostati in modo restrittivo (tecnicamente: 644 sui file, 755 sulle cartelle). Non è una cosa che si verifica da soli senza accesso tecnico, ma è una domanda che qualunque assistenza seria sa rispondere in un minuto.
  1. Accendi gli aggiornamenti automatici di WordPress, dei plugin e del tema, dove l’opzione esiste: quasi ogni attacco sfrutta una falla già nota e già corretta da chi ha scritto il plugin, non una scoperta nuova.
  2. Togli i plugin che non usi più e scarica quelli nuovi solo dal repository ufficiale di WordPress.org o da fonti verificate: un plugin da un sito qualsiasi è un rischio diretto, aggiornato o no.
  3. Fai un backup regolare — una copia a settimana di file e database, conservata in un posto diverso dal server del sito — così, se succede di nuovo, torni a una versione pulita invece di dover pulire a mano.
  4. Password robuste e diverse per WordPress, hosting e FTP, con la verifica in due passaggi dove è disponibile: una password rubata su un servizio non deve bastare per entrare anche negli altri.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se il mio sito WordPress è stato hackerato?

I segnali tipici sono quattro: il sito reindirizza alcuni visitatori altrove, compaiono pagine che non hai scritto tu, dentro le pagine vere c’è testo o link nascosti che si vedono solo guardando il codice, oppure il codice di una pagina esistente è stato modificato. Spesso il primo segnale arriva da Google (il sito sparisce dai risultati o mostra un avviso) o dal tuo hosting.

Devo spegnere subito il sito?

Devi almeno bloccarlo dall’esterno: un plugin di manutenzione non basta, perché gira dentro lo stesso WordPress infetto e un reindirizzamento nascosto nei file continua a funzionare lo stesso. Metti il sito offline dal pannello dell’hosting, o fai puntare il dominio a una pagina su un altro server, mentre lavori.

Posso pulire il sito da solo senza essere programmatore?

Dipende da quanto è estesa la compromissione. Uno scanner-plugin gratuito come Wordfence o Sucuri Security, installato dentro il sito, ti dice quali file sono coinvolti senza bisogno di leggere codice (uno scanner solo esterno come SiteCheck non li vede). Se hai un backup pulito da prima dell’attacco, ripristinarlo è alla portata di chiunque segua la procedura del proprio hosting. Senza backup, la pulizia manuale file per file è lunga: lì vale la pena valutare un servizio professionale, a pagamento.

Quanto tempo ci vuole perché Google tolga l’avviso "sito pericoloso"?

Secondo Google: circa un giorno per il phishing, qualche giorno per il malware, fino a diverse settimane per il contenuto hackerato con spam (è il caso che richiede un controllo manuale più lungo). Se la revisione è approvata, l’avviso viene tolto entro 72 ore — ma solo dopo che hai già pulito il sito e chiesto la revisione, non prima.

Gli scanner gratuiti bastano o serve uno a pagamento?

Per capire cosa è successo e quale plugin o tema è coinvolto, uno scanner-plugin gratuito installato dentro il sito (Wordfence, Sucuri Security, Quttera, GOTMLS) basta nella maggior parte dei casi — uno scanner solo esterno come SiteCheck non vede i file sul server. Un servizio a pagamento ha senso se il sito genera reddito e non hai tempo di seguire la pulizia passo per passo.

Cosa faccio se non ho nessun backup del sito?

Installa uno scanner-plugin gratuito (Wordfence, Sucuri Security, Quttera o GOTMLS) per farti indicare quali file sono coinvolti, confronta i file principali (index.php, header.php, footer.php, functions.php, .htaccess) con una copia pulita della stessa versione di WordPress, e aggiorna ogni plugin e tema appena finito. Se il sito è importante e la cosa ti sembra troppo, è il caso in cui vale la pena pagare un servizio di pulizia professionale.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 2 novembre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

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