Telefonia

Come registrare una telefonata (Android e iPhone)

Su iPhone la funzione per registrare le chiamate esiste, ma Apple la blocca in tutta l'Unione Europea, quindi anche in Italia. Su Android dipende dal telefono: sui Pixel, in Italia, è arrivata solo a inizio 2026, ma su molti altri Android con l'app Telefono di Google c'è dal 2021. E sulla domanda che conta di più — se è legale — la risposta è netta: registrare una chiamata di cui fai parte non è reato, anche se l'altro non lo sa; lo diventa solo se poi la diffondi in un modo che lede qualcuno.

Fabrizio Picco
scritta l'11 ottobre 2026 · si legge in 8 minuti

Ti serve una copia di una chiamata — per tutelarti, per non perdere un dettaglio, per avere una prova — e il problema è che il tasto «registra» spesso non si trova. Non è un difetto del tuo telefono: su iPhone Apple lo nasconde apposta in Italia, su Android dipende dal modello (su alcuni c'è da anni, sui Pixel in Italia solo da poco). Ecco cosa funziona oggi sui due sistemi, cosa fare quando non funziona niente, e la risposta alla domanda che conta di più: se puoi usare quella registrazione senza finire nei guai.

iPhone: la funzione c'è, ma è bloccata in Italia

Apple ha davvero una funzione per registrare le chiamate, descritta nella pagina di supporto «Registrare e trascrivere una chiamata su iPhone» ed è nell'app Telefono, dove il tasto si chiama «Registrazione chiamata». Il problema è che in Italia non la vedi, e non è un difetto del tuo iPhone.

Apple stessa, nella sua pagina di supporto, elenca i paesi dove la funzione non è disponibile — e l'intera Unione Europea è nell'elenco, insieme a Russia, Turchia, Arabia Saudita e altri. Non è un blocco deciso da un operatore italiano: lo decide Apple, a monte.

Dove è attiva, Apple descrive così il funzionamento: durante la chiamata si tocca un'icona e poi «Registrazione chiamata»; entrambi i partecipanti sentono un avviso vocale automatico che dice che la conversazione sta per essere registrata — non è silenziosa nemmeno dove funziona. La registrazione finisce da sola nell'app Note, nella cartella «Registrazioni chiamate».

La trascrizione automatica del testo è limitata a «alcuni paesi e zone», e il riassunto richiede Apple Intelligence — quindi almeno un iPhone 15 Pro, 15 Pro Max o un modello 16 o successivo. Apple stessa avverte di controllare la trascrizione prima di fidarsene: può contenere errori.

Apple non scrive il motivo del blocco nella sua pagina: elenca solo i paesi esclusi, senza spiegare perché. La stampa tecnica lo attribuisce alle leggi sulla privacy dei vari paesi, ma è un'interpretazione dei giornalisti, non una dichiarazione di Apple.

Se stai cercando il tasto «Registrazione chiamata» su un iPhone italiano: non c'è, e Apple non ha mai detto quando (o se) arriverà.
Ricostruzione (non uno screenshot reale) della schermata di chiamata su iPhone con la funzione attiva: griglia di icone grigie Muto, Tastierino, Vivavoce, Aggiungi, FaceTime, Contatti, e sotto il pulsante «Registrazione chiamata» in verde — così appare dove la funzione è disponibile, cioè fuori dall'Unione Europea
Ricostruzione (non uno screenshot reale) della schermata di chiamata su iPhone con la funzione attiva: griglia di icone grigie Muto, Tastierino, Vivavoce, Aggiungi, FaceTime, Contatti, e sotto il pulsante «Registrazione chiamata» in verde — così appare dove la funzione è disponibile, cioè fuori dall'Unione Europea

Android: dal 2021 su molti telefoni, dal 2026 sui Pixel

Anche Google ha una funzione nativa nell'app Telefono, e qui la storia è diversa da quella di Apple: su molti telefoni Android non-Pixel che usano l'app Telefono di Google, c'è già dal 2021. Sui Pixel, invece, in Italia è arrivata solo a inizio 2026: Google l'ha distribuita altrove da novembre 2025, ma in Italia il rollout in beta è partito a cavallo tra gennaio e febbraio 2026, confermato sui Pixel 9 e 10 il 10 febbraio 2026 — prima di allora, sui Pixel italiani, semplicemente non c'era.

Richiede un Pixel 6 o successivo con Android 14 o superiore. Su altri telefoni Android servirebbero almeno Android 9 e l'app Telefono di Google impostata come predefinita per le chiamate: un dato che viene da fonti tecniche italiane specializzate, perché la pagina ufficiale di Google non si è lasciata leggere per intero in questa verifica (bloccata da un controllo anti-robot).

Anche qui l'avviso è automatico: parte un conto alla rovescia di tre secondi e un messaggio vocale sintetico avverte entrambi gli interlocutori che la chiamata è in corso di registrazione.

Anche dopo il rollout 2026 non è garantito che la funzione sia attiva ovunque: dipende dal paese e, su molti modelli non-Pixel, da chi produce il telefono.
TelefonoSituazione a ottobre 2026
Pixel 6 e successivisì, nativa, con Android 14 o superiore
Altri Android con app Telefono di Googlesì se Android 9+ e Telefono Google è l'app predefinita
Samsungsì su molti modelli, nell'app Telefono Samsung (tre puntini → Impostazioni → «Registra chiamate»): non è garantita su tutti, dipende dal modello e dalla versione di One UI
Xiaomi, versione Globale/Europa (quella italiana)assente: usa l'app Telefono di Google, vale la riga «Altri Android con app Telefono di Google»
Xiaomi, versione Cina/Asia (Mi Dialer)sì, ma solo sulle ROM cinesi/asiatiche: una versione non venduta in Italia
Ricostruzione (non è uno screenshot reale: le pagine ufficiali di Google su questa funzione sono bloccate da un controllo anti-robot) della schermata «chiamata in corso» dell'app Telefono di Google, con il pulsante «Registra» fra le opzioni, cerchiato in rosso
Ricostruzione (non è uno screenshot reale: le pagine ufficiali di Google su questa funzione sono bloccate da un controllo anti-robot) della schermata «chiamata in corso» dell'app Telefono di Google, con il pulsante «Registra» fra le opzioni, cerchiato in rosso

Se il telefono non registra: le alternative

Se il tuo telefono non ha ancora la funzione nativa, restano alcune strade legali — nessuna elegante come un tasto unico, ma funzionano.

  1. Vivavoce più un secondo telefono che registra. Attivi l'altoparlante della chiamata e registri l'audio ambientale con l'app Memo Vocali (iPhone) o un registratore vocale (Android) su un secondo telefono tenuto vicino. Serve davvero un apparecchio in più: sullo stesso telefono con cui stai chiamando non funziona — su iPhone l'app Memo Vocali si interrompe appena c'è una chiamata in corso, e su Android 10 e successivi le app di registrazione non hanno accesso all'audio della telefonata. Il difetto di questo metodo resta la qualità: rumori di fondo, voce più lontana, volume che varia.
  2. «Acquisizione locale» del Centro di Controllo — non risolve il problema, anche se qualche tutorial la propone per questo. È lo strumento Apple di registrazione schermo/audio ad alta qualità, pensato per i podcast, non per le chiamate: la pagina di supporto Apple stessa spiega che la registrazione va poi «combinata con le registrazioni degli altri partecipanti in un'app di post-produzione, ad esempio Logic Pro o Final Cut Pro» — il che vuol dire che registra solo la tua voce, non quella di chi è dall'altra parte. Alcuni tutorial italiani la presentano come scorciatoia per registrare una chiamata sullo stesso iPhone, ma non specificano questo limite: se la usi per questo, finisci con una registrazione a metà, inutile come prova di cosa ha detto l'altra persona.
  3. Un'app di terze parti dallo store. Esistono servizi che funzionano con un numero «ponte» — chiami quel numero, lui richiama la persona e registra la conversazione in mezzo. Qui ti fermo apposta: non ti indico un nome specifico, perché nessuna di queste app è stata verificata su fonte ufficiale in questa guida — prezzo, affidabilità e, soprattutto, come gestisce il consenso dell'altra persona. Controlla tu stesso questi tre punti prima di installarne una.
Illustrazione ricostruita (non è uno screenshot: nessuna fonte ufficiale mostra questa scena con due telefoni fisici) di un telefono in vivavoce durante una chiamata, con il pulsante dell'altoparlante attivo cerchiato in rosso, e un secondo telefono accanto che registra l'audio con l'app Memo Vocali
Illustrazione ricostruita (non è uno screenshot: nessuna fonte ufficiale mostra questa scena con due telefoni fisici) di un telefono in vivavoce durante una chiamata, con il pulsante dell'altoparlante attivo cerchiato in rosso, e un secondo telefono accanto che registra l'audio con l'app Memo Vocali

È reato? Cosa dice la legge

Qui arriva la domanda vera: se registri una telefonata a cui partecipi tu, rischi qualcosa? La risposta della Cassazione è netta, e vale da decenni.

Cassazione penale, sez. V, 29 settembre 2015, n. 4287: registrare una conversazione telefonica a cui si partecipa non è intercettazione, ed è utilizzabile in tribunale come prova documentale (art. 234 del Codice di procedura penale). Il principio che non è reato anche se l'altra persona non lo sa è più vecchio: lo aveva già stabilito la Cassazione nel 1994, e la 4287 lo conferma insieme alle altre decisioni elencate sotto.

La motivazione della 4287, testuale: «La registrazione di una conversazione telefonica, effettuata da uno dei partecipi al colloquio, costituisce la documentazione fonica di un fatto storico ed è utilizzabile in dibattimento come prova documentale ex art. 234 c.p.p., mentre la sua trascrizione rappresenta la mera trasposizione in forma grafica del contenuto.»

Non è una sentenza isolata: lo stesso principio di fondo è confermato da altre decisioni della Cassazione — già nel 1994 (sez. II, non serve il consenso dell'altro interlocutore), poi nel 1996 (sez. I, n. 3023) e ancora nel 2018 (sez. V, n. 11965, su telefonate usate in una causa di separazione). È un orientamento consolidato, non un caso raro.

Il motivo tecnico è questo: l'articolo 617 del Codice penale punisce chi «fraudolentemente» prende cognizione di una comunicazione telefonica a cui non partecipa e che non gli è diretta. Se la telefonata è tua, questo articolo non si applica: la conversazione la stai già sentendo legittimamente, in diretta.

Un altro articolo spesso confuso è il 615-bis (interferenze illecite nella vita privata): riguarda chi si intrufola con microfoni o telecamere dentro un luogo privato — una casa, un domicilio — non una telefonata in generale. Per le comunicazioni telefoniche la norma specifica è il 617, non questa.

C'è un limite, e riguarda cosa fai dopo aver registrato, non la registrazione in sé. Se diffondi la registrazione e questo lede la reputazione di chi hai registrato (o di un terzo che compare nella conversazione), rischi la diffamazione (art. 595 c.p., comma 1: reclusione fino a un anno o multa fino a 1.032 €; comma 3, se il mezzo dà pubblicità come i social: reclusione da 6 mesi a 3 anni o multa non inferiore a 516 €) — non serve dimostrare che volevi danneggiare qualcuno, basta che il contenuto offensivo arrivi a più persone. Diffonderla, inoltre, fa uscire quell'uso dall'eccezione GDPR per attività «esclusivamente personale» (vedi la sezione sui casi speciali, più avanti): una volta condivisa con altri non è più un trattamento solo tuo. Usarla per tutelarti in un procedimento legale, invece, resta il caso previsto dalla giurisprudenza vista sopra.

Una nota sulle fonti: il testo di 2712 c.c., 234 c.p.p., 615-bis, 617 e 595 c.p. qui sopra è stato controllato su Brocardi.it, un portale giuridico che riporta il testo dei codici — non è il testo della Gazzetta Ufficiale, ma è un riferimento usato anche da chi fa questo di lavoro.

La regola in una riga: registrare sì, una volta che sei parte della conversazione; diffonderla se lede la reputazione di qualcuno, no.

I casi speciali: lavoro, call center e uso personale

Ci sono tre situazioni particolari dove la regola generale va corretta, e vale la pena conoscerle prima di registrare.

Se è il sistema telefonico aziendale a registrare automaticamente anche le tue chiamate di lavoro, non sei più tu a decidere: lì vale lo Statuto dei Lavoratori, e serve l'accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro.
  1. Uso personale e GDPR. Se registri per uso esclusivamente personale — per tua memoria, per tutelarti — resti fuori dal regolamento europeo sulla privacy: il GDPR (art. 2, par. 2, lett. c) esclude i trattamenti «effettuati da una persona fisica per l'esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o domestico». La condizione è che tu non diffonda né usi quei dati in modo sistematico — diffonderla li fa rientrare nel GDPR, vedi la sezione sopra.
  2. Il tuo lavoro: puoi registrare una tua chiamata, il tuo capo non può registrarti a tua insaputa senza regole. Lo Statuto dei Lavoratori (art. 4, legge 300/1970) regola solo il caso opposto: il datore di lavoro che usa strumenti per controllare a distanza il dipendente, e può farlo solo con un accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro. Se sei tu il dipendente e registri una tua telefonata di lavoro per tutelarti, vale la regola generale della sezione precedente (Cassazione 2015), non questo articolo.
  3. Le registrazioni dei call center hanno un caso noto, ma vale la pena essere precisi su cosa dice davvero: nel provvedimento del 9 febbraio 2011 (doc. web 1797032) il Garante Privacy ha giudicato non chiara l'informativa generica che Vodafone Omnitel usava («la chiamata potrebbe essere registrata per fini di controllo qualità») e le ha imposto, come prescrizione (art. 154, comma 1, lett. c del Codice privacy), di darne una più chiara all'inizio della chiamata. Gli altri punti — non usare le registrazioni per motivi disciplinari contro chi risponde al telefono, ascoltare il 6-8% delle chiamate campionate al 25-30%, conservarle 90 giorni — erano invece impegni dichiarati da Vodafone stessa, non imposti dal Garante. Questo provvedimento riguarda il caso specifico Vodafone, non è un obbligo generale per tutti i call center; un provvedimento più generale del Garante sull'informativa nei call center esiste (15 novembre 2007), ma non con questi numeri. È un caso precedente al GDPR, basato sul vecchio Codice privacy (D.Lgs. 196/2003, artt. 24 e 154).

I prezzi citati in questa guida sono quelli letti sul listino ufficiale del fornitore il 11 ottobre 2026. Possono cambiare senza preavviso: controllali sul sito del fornitore prima di decidere.

Domande frequenti

È reato registrare una telefonata senza dirlo all'altra persona?

No. La Cassazione (sez. V, 29 settembre 2015, n. 4287, e altre decisioni coerenti dal 1994 al 2018) dice che registrare una conversazione telefonica a cui si partecipa non è intercettazione e non è reato, anche se l'altro interlocutore non lo sa. Diventa un problema solo se poi diffondi la registrazione in un modo che lede la reputazione di qualcuno: non serve l'intento di danneggiare, basta che il contenuto offensivo arrivi a più persone.

Su iPhone come si registra una chiamata?

Apple ha una funzione nativa, il tasto «Registrazione chiamata», ma Apple la blocca in tutta l'Unione Europea, quindi anche in Italia. Se sei in Italia l'alternativa è il vivavoce più un secondo telefono che registra con un'app di memo vocali (sullo stesso iPhone non funziona), oppure un'app di terze parti — da verificare tu stesso prima di installarla.

Android ha una funzione per registrare le chiamate?

Dipende dal telefono. Su molti Android non-Pixel con l'app Telefono di Google c'è dal 2021 (serve Android 9+ e quell'app come predefinita per le chiamate). Sui Pixel, in Italia, è arrivata solo a inizio 2026 (rollout beta gennaio-febbraio 2026, richiede Pixel 6+ con Android 14+). Su Samsung c'è su molti modelli nell'app Telefono Samsung, ma non è garantita su tutti.

Posso usare una telefonata registrata come prova in tribunale?

Sì, se eri parte della conversazione: la Cassazione la considera una prova documentale utilizzabile ai sensi dell'art. 234 del Codice di procedura penale (e dell'art. 2712 del Codice civile in sede civile).

Registrare una chiamata di lavoro per tutelarmi è legale?

Sì. Lo Statuto dei Lavoratori (art. 4) regola solo il caso opposto — il datore di lavoro che controlla il dipendente — non il dipendente che registra una propria chiamata. Vale la regola generale: non è intercettazione se sei parte della conversazione.

Quando diventa reato diffondere una registrazione?

Quando la diffondi e questo lede la reputazione di chi hai registrato (o di un terzo che compare nella conversazione): è diffamazione (art. 595 c.p., comma 1: reclusione fino a un anno o multa fino a 1.032 €) — non serve l'intento di danneggiare, basta che il contenuto offensivo arrivi a più persone. È aggravato (reclusione 6 mesi-3 anni o multa da 516 €) se avviene con un mezzo che dà pubblicità, come i social. Condividerla, inoltre, fa uscire quell'uso dall'eccezione GDPR per attività personale.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 11 ottobre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

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