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I 5 migliori siti per fare musica con l’AI (settembre 2026)

Suno è il più semplice e il più usato, Udio suona meglio, ElevenLabs Music dà più controllo sull’arrangiamento. Costano tutti uguale: circa 10 $ al mese per il piano base con i diritti commerciali, 30 $ per quello completo. Attenzione: col piano gratuito i diritti non ce li hai, e passare a pagamento dopo non vale per i brani già fatti.

Fabrizio Picco
verificata il 19 settembre 2026 · si legge in 9 minuti

Scrivi due righe di descrizione e ti arriva una canzone con voce, strumenti e ritornello. Funziona davvero, e per una sigla, un sottofondo o un jingle è diventato un modo serio di lavorare. Qui trovi i cinque servizi migliori, quanto costano sul serio, e la parte che decide tutto: cosa puoi farci senza prendere una denuncia.

I cinque, in ordine

Ordinati per quanto sono adatti a chi comincia. Il primo non è il migliore sul suono: è quello con cui arrivi prima a qualcosa di ascoltabile.

  1. 1

    Suno

    gratis con limiti; Pro 10 $/mese (8 se annuale); Premier 30 $/mese

    Per chi: Chi comincia, e chi deve fare tanti brani brevi

    Il più diffuso. Scrivi di che genere e di cosa parla, e in un minuto hai un brano completo con voce. Puoi anche dargli il tuo testo. È quello che chiede meno competenza musicale.

    • Il più semplice di tutti
    • Molti crediti anche nel piano base
    • Risultati d’effetto già al primo tentativo
    • Sul suono puro Udio fa meglio
    • Le voci hanno un timbro riconoscibile
    Vai a Suno
  2. 2

    Udio

    Standard 10 $/mese; Pro 30 $/mese

    Per chi: Nessuno, finché non torna lo scaricamento

    Fermati prima di abbonarti. Dopo l’accordo con Universal Music, Udio ha disattivato lo scaricamento: i brani, i video e le tracce separate si ascoltano dentro la piattaforma e non si esportano. Finché resta così, pagare 10 o 30 dollari al mese per fare la musica di un video non serve a niente: il file non lo tiri fuori. Una versione con le licenze a posto è annunciata, ma senza una data.

    Per il resto è buono: suono pulito e più libertà su come costruire il brano.

    • Suono pulito
    • Più controllo sulla struttura
    • Non si scarica niente: si ascolta solo lì dentro
    • Quindi per metterlo sotto un video non serve
    • Meno immediato di Suno
    Vai a Udio
  3. 3

    ElevenLabs Music

    a crediti, dentro i piani ElevenLabs

    Per chi: Chi deve adattare un brano a un video di durata precisa

    Dalla casa che ha fatto la sintesi vocale migliore in circolazione. Genera brani interi ma soprattutto ti fa lavorare sulle sezioni: cambi solo il ritornello, allunghi il ponte, rifai l’arrangiamento.

    • Modifica per sezioni
    • Ottimo abbinato alla voce narrante
    • Controllo fine sugli arrangiamenti
    • I crediti si consumano in fretta
    • Gratuito: niente uso commerciale, e va citato «Eleven Music»
    • Per pubblicità, film, TV e videogiochi serve una licenza in più, anche da abbonato
    Vai a ElevenLabs
  4. 4

    Soundraw

    abbonamento mensile, diritti inclusi nei piani a pagamento

    Per chi: Chi monta video e vuole sottofondi, non canzoni

    Un’altra idea: non «scrivi e genera», ma scegli genere, umore e durata e poi modifichi la struttura a blocchi. È pensato per chi fa video e ha bisogno di un sottofondo che duri esattamente due minuti e dieci.

    • Durata al secondo
    • Niente voci, quindi niente problemi di testi
    • Il più economico dei cinque: si parte da 5,83 € al mese
    • Non fa canzoni cantate
    • Meno sorprendente degli altri
    • Film, TV, pubblicità e teatro sono esclusi: serve una licenza in più, come su ElevenLabs
    Vai a Soundraw
  5. 5

    AIVA

    piano gratuito; abbonamenti per i diritti

    Per chi: Chi cerca strumentale e colonne sonore

    Il più «classico»: nato per la musica strumentale e da colonna sonora. Fa orchestrali, pianoforte, atmosfere. Meno adatto al pop, molto adatto a un documentario.

    • Ottimo sull’orchestrale
    • Esporta anche lo spartito
    • Non fa canzoni con voce
    • Interfaccia meno moderna
    Vai ad AIVA

I prezzi dei servizi qui sopra sono quelli letti sul listino ufficiale del fornitore il 19 settembre 2026. Cambiano senza preavviso e quasi tutti sono esposti IVA esclusa: controllali sul sito del fornitore prima di firmare.

Quanto costano, a confronto

Suno e Udio si sono allineati — dieci dollari per entrare, trenta per il piano serio — ma gli altri tre hanno listini diversi fra loro, quindi la colonna che conta davvero è l'ultima.

Due avvertenze sulla colonna a destra, che è quella che può costare cara. Su ElevenLabs l'abbonamento dà l'uso commerciale ma esclude proprio gli usi pubblicitari: per una campagna, un film o un videogioco serve una licenza a parte. E su Soundraw vale la stessa identica cosa, anche se quasi nessuno lo scrive: la sua pagina delle licenze mette fra i «non ammessi» film, TV, pubblicità e teatro. Il copyright del brano, in più, non diventa mai tuo. C'è anche un punto su cui le loro due pagine non dicono la stessa cosa: una promette una licenza perpetua, l'altra scrive che per certi contenuti non modificati il brano resta pubblicabile solo finché l'abbonamento è attivo. Prima di legare un brano a un lavoro che venderai, la pagina delle condizioni va aperta: sono cinque minuti contro una contestazione.
ServizioBaseCompletoCosa puoi farci davvero
Suno10 $/mese30 $/meseuso commerciale dal piano a pagamento
Udio10 $/mese30 $/meseniente: oggi non si scarica
ElevenLabsa creditia creditisì da abbonato, ma non pubblicità, film, TV e giochi
Soundrawda 5,83 €/mese17,42 €/mese il più completoniente film, TV, pubblicità e teatro: lì serve una licenza a parte
AIVAgratis limitatoabbonamentogratis solo uso personale e citando AIVA

I diritti commerciali: la regola che frega tutti

Qui c'è una regola che su Suno è scritta nero su bianco nelle sue condizioni, e che costa cara a chi la scopre tardi. Sugli altri servizi funziona in modo simile ma non identico, quindi il controllo va fatto sulla pagina delle condizioni di quello che usi davvero.

Il piano gratuito non ti dà i diritti commerciali. Puoi generare, ascoltare, far sentire agli amici. Non puoi mettere quel brano sotto un video che monetizzi, in una pubblicità, in un podcast sponsorizzato.

E qui viene la parte che frega: se passi a pagamento il mese dopo, i brani generati prima restano senza diritti. L’abbonamento non vale all’indietro. Chi ha fatto venti brani col piano gratuito e poi si è abbonato, quei venti brani non può usarli.

La conseguenza pratica è semplice: se anche solo pensi che userai la musica per lavoro, parti già dal piano a pagamento. Dieci dollari sono meno del tempo che perdi a rifare tutto.

Prima di abbonarti, leggi le condizioni sul punto dei diritti: cambiano da un servizio all’altro e cambiano nel tempo. È l’unica pagina che vale la pena leggere davvero.

Si può usare su YouTube e sui social?

Sì, con il piano giusto, ma ci sono due cose da sapere.

La prima: YouTube e le piattaforme musicali stanno introducendo obblighi di dichiarare i contenuti generati. Non è un divieto, è una casella da spuntare quando carichi. Non spuntarla, quando dovresti, può costarti il video.

La seconda, più insidiosa: i sistemi automatici che riconoscono la musica protetta a volte segnalano brani generati, perché somigliano a qualcos’altro. Succede raramente, si risolve contestando, ma nel frattempo il video può restare bloccato.

Tieni da parte la ricevuta del piano a pagamento e la data di generazione di ogni brano che pubblichi. Se arriva una contestazione, quella è la prova che ti serve, e cercarla dopo è un lavoro.

Come ottenere un risultato decente

La differenza fra un brano che sembra una demo e uno che si può usare sta quasi tutta in come lo chiedi.

Se il brano ti serve sotto una voce, chiedi esplicitamente una versione strumentale: una canzone cantata sotto un parlato è la cosa che fa spegnere un video più in fretta di tutte.
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    Per chi: Chiunque lavori con l’audio più di un’ora alla settimana

    Per capire se un brano è buono serve sentirlo com’è, non come lo abbellisce un altoparlante.

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  1. Descrivi il suono, non il genere. «Pop» dà una cosa qualsiasi. «Chitarra acustica, batteria leggera, voce femminile calda, ritmo lento, atmosfera malinconica» dà quello che avevi in testa.
  2. Di’ a cosa serve. «Sottofondo per un video di prodotto, deve stare sotto una voce narrante»: il servizio tiene la melodia più bassa e lascia spazio.
  3. Genera quattro versioni, non una. Costa pochi crediti e la prima quasi mai è la migliore.
  4. Ascolta in cuffia e su un telefono. Quasi tutti i tuoi ascoltatori saranno sull’altoparlante del telefono, dove i bassi spariscono: un brano che regge lì regge ovunque.
  5. Taglia. Trenta secondi buoni valgono più di tre minuti in cui il pezzo si perde. Il montaggio finale fallo tu.

Domande frequenti

Qual è la migliore AI per creare musica?

Suno se cominci adesso: è il più semplice e arrivi subito a qualcosa di ascoltabile. Udio se ti interessa la qualità del suono e hai un po’ di orecchio. Costano uguale, circa 10 $ al mese per il piano base.

Posso usare la musica generata per lavoro?

Solo con un piano a pagamento, e solo per i brani generati dopo aver attivato quel piano. I brani fatti con il piano gratuito restano senza diritti commerciali anche se ti abboni dopo: l’abbonamento non vale all’indietro.

Quanto costa Suno?

Il piano Pro costa 10 $ al mese (8 con pagamento annuale) e dà circa 2.500 crediti mensili, fino a 500 brani. Il Premier costa 30 $ al mese (24 annuale) con 10.000 crediti, fino a 2.000 brani. C’è anche un piano gratuito, ma senza diritti commerciali.

Posso mettere musica generata dall’AI su YouTube?

Sì, con il piano che dà i diritti. Tieni presente che le piattaforme stanno introducendo l’obbligo di dichiarare i contenuti generati quando carichi, e che i sistemi automatici di riconoscimento possono segnalare per errore un brano generato. Conserva ricevuta del piano e data di generazione.

La musica generata può essere uguale a una canzone esistente?

Non dovrebbe, ma può somigliare parecchio a uno stile riconoscibile. Il rischio vero non è la copia nota per nota: è chiedere esplicitamente «nello stile di» un artista preciso. Quello, oltre a essere vietato dalle condizioni di quasi tutti i servizi, è il modo più veloce per avere problemi.

Posso far cantare il mio testo?

Sì, tutti i principali accettano un testo tuo. È anzi il modo migliore di usarli: il testo scritto da te dà al brano un senso che la generazione automatica non ha.

Serve saper suonare?

No, ma serve saper ascoltare. Chi ha un po’ di orecchio riconosce quando un arrangiamento non funziona e rigenera; chi non ce l’ha tende a tenere la prima versione, che quasi mai è la migliore.

Da dove vengono questi dati

Dati controllati il 19 settembre 2026.

Questa guida l’ho scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’ho verificata sulle fonti qui sopra prima di pubblicarla. Come lavoro

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